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Osservatorio legale (30/11/2015) PDF Stampa E-mail

di avv. Nicola Bufano

Chiedere è lecito. Rispondere cortesia


Torno su un paio di argomenti già trattati in articoli precedenti, i lettori mi perdoneranno, ma non riesco a sedare la mia vis polemica.

Nel mio primo intervento su questo sito, ho elogiato il sistema denominato PCT, processo civile telematico, per le novità che avrebbe dovuto introdurre nella gestione delle cause civili. In parte è stato ed è così, se non fosse che dietro ad ogni schermo di computer è seduta una persona il cui lavoro, o inerzia, possono rendere efficace o inutile qualsivoglia innovazione, anche la più futuristica e futuribile.

Qualche articolo dopo, ho parlato delle copie di cortesia cartacee. Ove richiesto dal Giudice, la consegna di una copia di cortesia, senza che ciò importi maggiori oneri per l’avvocato, magari contestualmente all’udienza, non costa nulla. Se non altro, in ricordo dei tempi andati.

Molta acqua è passata sotto i ponti e le cose sono un po’ cambiate.

Nel frattempo, una legge ha stabilito la liceità della richiesta di copie cartacee da parte dei giudici. Cito testualmente: ««con decreto non avente natura regolamentare il Ministro della giustizia stabilisce misure organizzative per l'acquisizione anche di copia cartacea degli atti depositati con modalità telematiche nonché per la riproduzione su supporto analogico degli atti depositati con le predette modalità, nonché per la gestione e la conservazione delle predette copie cartacee».

Ma il Ministero di Giustizia, con circolare 23.10.2015 ha stabilito che:

«La messa a disposizione del giudice di tale copia (copia di cortesia), ad opera delle parti o degli ausiliari, costituisce soluzione o prassi organizzativa sovente adottata a livello locale e non può essere oggetto di statuizioni imperative, né, in generale, di eterodeterminazione: giova qui sottolineare soltanto che tale prassi, libera da qualsiasi vincolo di forma, non sostituisce né si aggiunge al deposito telematico, costituendo soltanto una modalità pratica di messa a disposizione del giudice di atti processuali trasposti su carta».

Ciò premesso, a prescindere dai dettami del Ministero, il rovescio della medaglia è che, di fatto, parrebbe sia stato sdoganato un ritorno al passato.

La cortesia è diventata obbligo.

L’altro giorno ho depositato un ricorso per divorzio contenzioso presso uno dei più grandi tribunali della Repubblica. Ovviamente, l’ho fatto in via telematica, allegando copia di tutti i documenti necessari, scansiti e firmati digitalmente.

Mi aspettavo un provvedimento telematico, da autenticare in base alle nuove norme che permettono ai legali di farlo senza passare per le cancellerie, con facoltà di notifica in proprio, ove possibile a mezzo PEC. Il futuro remoto.

Il Giudice ha emesso il decreto di fissazione udienza ma, contrariamente a quanto pensavo, mi ha ordinato, nel dispositivo, di andare in cancelleria per depositare «copia di cortesia di tutti i documenti depositati telematicamente», ricorso compreso. In assenza di provvedimento telematico, sono stato, peraltro, costretto a fare copie autentiche, rigorosamente cartacee, del decreto in questione, da notificare alla mia controparte a mezzo posta, ovviamente cartacea. Tardo mesozoico.

Io non voglio fare polemica. Fuori dalla cancelleria ho trovato affisso un cartello che recitava: «Si pregano i signori avvocati di voler depositare copia di cortesia in formato cartaceo degli atti e dei documenti depositati in via telematica, almeno tre giorni prima dell’udienza fissata».


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Ho notizie di un Giudice di un piccolo tribunale del Nord che paventa esposti ai competenti ordini degli avvocati in caso di mancato deposito delle copie di cortesia.

A che gioco stiamo giocando? Quanti soldi e risorse abbiamo investito nel processo civile telematico per trovarci, anni dopo, al punto di partenza, o quasi?A cosa serve tutto il sistema PCT se poi gli avvocati sono obbligati, sottolineo obbligati, comunque, a fare il lavoro che facevano prima? Cui prodest?

Una cosa è la cortesia, un’altra l’obbligo. Non ci possono essere imposizioni di sorta. Se voglio fare una cortesia, depositerò l’omonima copia; in caso contrario il giudice ed i cancellieri dovranno leggersi gli atti sullo schermo dei loro computer o magari chiedermi la cortesia personalmente.

Io capisco che non sia facile leggere provvedimenti e documenti in formato elettronico, per tutto il giorno, ma io lo faccio.

Capisco che non sia facile uscire dalla propria zona di confort e perdere delle guarentigie riservate da anni ad una classe di persone, proprio quando entriamo a farne parte. Proprio quando è il nostro turno di godere di quelle guarentigie.

Nessuno più di me lo capisce. Ve lo garantisco.

Tuttavia, se serve ad andare avanti, se serve a migliorare il sistema, a velocizzare il sistema, lo faccio. Perdo quelle guarentigie a favore di un sistema migliore, più efficace.

Alternativamente ditemelo. Torniamo alle copie cartacee, alle marche da bollo con bilance e cavalli, che mi mancano tanto e che imparai ad usare pochi mesi prima che finissero fuori corso.

Torniamo indietro. Subito.

Però ditelo chiaro.

Matteo, Andrea. Ditemi a che gioco stiamo giocando.

Chiedere è lecito. Rispondere, cortesia.