Navigando in questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie. Maggiori informazioni. OK, ho capito.










Osservatorio legale

Avv. Nicola Bufano


Osservatorio finanziario n. 78 PDF Stampa E-mail

di Stefano Masa ideatore e titolare di QuantInvest®


In Italia le banche non falliscono in 24 ore


I recenti episodi sul fallimento delle quattro banche italiane – Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio – avvenuti lo scorso novembre, hanno gettato stupore ed incredulità nel mondo dei risparmiatori come degli stessi investitori, che ora come non mai si premurano sempre più a diffidare di istituti ritenuti “poco solidi”.

L’insolvenza delle singole banche, avvenuta tecnicamente mediante il provvedimento di «liquidazione coatta amministrativa» (decreto del 22 novembre 2015), ha riempito di parole le numerose pagine della stampa nostrana, fino ad occupare innumerevoli spazi televisivi attraverso interventi più o meno specialistici di improvvisati “tecnici” del diritto bancario.

Ora più che mai, con l’introduzione a partire da quest’anno dell’ormai temuto "Bail in", sembra evidente che si sia creata una ulteriore manovra opposta alla tutela del risparmiatore, favorendo pertanto potenziali future sagre del cosiddetto “risparmio tradito”.


alt


È opportuno fare chiarezza. Una doverosa chiarezza soprattutto in questo momento della vita dei risparmiatori – e del loro risparmio  in cui si dispensano lezioni di “educazione finanziaria”, “vademecum sul risparmio” e quant’altro si possa distribuire all’inerme massa.

Un vero e proprio quesito nasce spontaneo: «Le banche possono fallire da oggi a domani?». La risposta è semplice e senza alcun dubbio e fraintendimento: assolutamente no!

Nei precedenti casi italiani menzionati (come anche in altre situazioni meno note), il provvedimento di «liquidazione coatta amministrativa» è sempre stato preceduto da periodi di cosiddetta «amministrazione straordinaria» dell’istituto oggetto a possibili problematiche. Nella fattispecie degli istituti citati, i provvedimenti disposti  con decreto dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia, risalgono rispettivamente al 27 maggio 2013 per la Cassa di Risparmio di Ferrara, al 15 ottobre 2013 per Banca delle Marche, al 5 settembre 2014 per la Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti ed infine al 10 febbraio 2015 per Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio.

Appare evidente come, a partire da queste date fino ad arrivare al più recente provvedimento dello scorso novembre, il tempo per poter agire – magari mediante un possibile svincolo del proprio rapporto bancario – era nella potenzialità del singolo correntista. Qualora non fosse accaduto, le motivazioni all’immobilismo – oggi più come mai – lasciano purtroppo il tempo che trovano; ovviamente le colpe sono e saranno sempre le medesime: la scarsa attività di controllo degli organi di vigilanza nazionali, la fiducia nel proprio referente interno alla banca, la personale mancanza di conoscenza finanziaria.

Oggi più che mai, grazie all’immensa possibilità di potersi documentare pur sommariamente ma allo stesso tempo efficacemente soprattutto per quanto riguarda i propri interessi, le precedenti motivazioni tendono a tramutarsi in vere e proprie “scuse” a supporto di un “dopo e solo dopo”.

Prima di preoccuparsi alla propria educazione finanziaria, cerchiamo invece di iniziare un percorso di conoscenza finanziaria, perché è bene ricordare che «educare» non significa essenzialmente «conoscere».