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«Ni Hao» PDF Stampa E-mail

Febbraio: New York – USA

Marzo: Asia

Il trading funge ancora una volta da agenzia viaggi e 'stavolta mi trovo con un invito ad un tour asiatico organizzato attorno a me, diverse tappe in alcune città del Sol levante per proporre un relatore considerato (lascio ai lettori lo stabilire se a torto o a ragione) un educatore di qualità. RCG Events si propone sul mercato asiatico come organizzatrice di eventi con trader di provato successo e capacità oratorie, in maniera da passare agli aspiranti operatori i messaggi più importanti su cosa fare e, soprattutto, evitare.

Il programma prevedeva l’atterraggio a Singapore il 13 pomeriggio per poi affrontare la prima sessione la sera del 14. Fortunatamente o sfortunatamente i posti disponibili vengono esauriti in pochi giorni e gli organizzatori mi approcciano timidamente per valutare se fossi disponibile ad una “replica il giorno prima”… atterraggio, hotel, doccia e convegno, non proprio il massimo dopo un viaggio di quasi 24 ore ma non si capita tutti i giorni da quelle parti e via quindi con la doppia seduta.

Un pubblico attento mi squadra per tutta la durata della presentazione e la sessione di domande e risposte mostra quanto entusiasmo ci sia a Singapore come in ogni altra parte del mondo, persone col sogno dell’indipendenza economica. Anche qui purtroppo l’avidità la fa da padrone e molte domande dimostrano, nonostante l’accento durante il mio discorso sia stato ripetutamente posto sul controllo del rischio, come ci sia la tendenza a volere tutto e subito, ho ripetuto quanto mostrato anche sul powerpoint in mio possesso (anche se temo invano):

«Meglio ricchi lentamente che poveri molto in fretta».

Il doppio appuntamento a Singapore era solo l’inizio, dopo una non lunghissima notte di riposo mi ritrovo all’aeroporto pronto all’imbarco per Shanghai, un volo di circa 5 ore con partenza al caldo e arrivo al freddo, non tanto più freddo di quanto lasciato a casa in Italia ma comunque un bello sbalzo che si nota non appena si esce all’aperto alla ricerca di un taxi. Anche il tragitto dall’aeroporto all’albergo è piuttosto lungo e sopra un ponte guardo con circospezione il fiume dove non troppe ore prima sono stati ripescati migliaia di maiali morti non si sa bene di cosa, il maiale è la carne preferita dai cinesi, la si trova in molte ricette… chissà…

Una cena a base di cibo locale (buona) e una passeggiata per il centro di Shanghai ad ammirare le molte luci che la animano mi separerebbero dal letto se non fosse che alcuni problemi tecnici con gli automatismi mi tengono in apprensione per diverso tempo, il trading automatico è bello, è comodo ma è anche fornitore incessante di problemi.

Se la platea di Singapore era ben nutrita, qui a Shanghai la differenza si nota subito, del resto siamo in Cina e i cinesi sono tanti, un salone enorme, pieno di sedie occupate, è lo scenario che ho di fronte iniziando la mia presentazione e parto:

«Ni Hao…», applauso compiaciuto da parte del pubblico, avrei detto «Salve» in cinese, hanno apprezzato, l’interprete non è ancora stato messo alla prova e nemmeno col prosieguo che, scrivendo come avrei pronunciato cita: «Huan Jing dau lai», «Benvenuti alla mia presentazione», altri applausi, forse qualcuno ha l’illusione che il tutto verrà spiegato in cinese, si ricredono presto quando parto in inglese con le necessarie interruzione per dare tempo all’interprete di portare il messaggio a tutti.


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Il concetto di nome e cognome non è di facile comprensione in Cina e non sono mai stato “Mr Unger” per nessuno ma nemmeno “ Andrea”, per tutti ero “Mr. Andrea”, anche qui tante domande, stesse speranze anche se orientate ad un mercato diverso: in Cina non ci sono ancora i permessi per aprire conti all’estero e i broker locali limitano l’operatività al mercato cinese, non che questo sia con poche opportunità, la Cina offre, oltre al classico azionario, future di ogni genere, commodities che si muovono parallelamente alle parenti quotate a Wall Street, chissà quando verranno aperte le porte al mondo…

Un altro volo, più breve, mi porta a Guangzhou, città grigia, molto grigia, credo che il cielo azzurro non sia mai stato visto dai suoi abitanti, mi è stato spiegato che dipende dal massiccio uso di carbone, eppure ad un incontro con il direttore dell’istituto che decide le sorti e le politiche del mercato dei future locale, il personaggio era orgoglioso che io fossi lì a ridosso della primavera, così da poter ammirare tutta la realtà floreale di quella che è conosciuta anche come la “città dei fiori”, annuivo compiaciuto domandandomi come potessero i fiori sbocciare in quel grigiume totale.

Il direttore si vantava anche di essere stato in visita a …”Loma”, no non stiamo leggendo Topolino, davvero diceva “Loma”.

Al convegno lo scenario è ancora più impressionante, il numero di persone è maggiore che a Shanghai e le domande alla fine dell’intervento dimostrano un livello più elevato della precedente platea.

Il trasferimento a Shenzhen avviene in auto, speravo di poter ammirare qualcosa del paesaggio locale ma il cielo grigio pare non essere una esclusiva di Guangzhou e lo scenario dopo 2 ore di viaggio non muta poi tanto. A Shenzhen mi aspetta un albergo a 5 stelle dove ogni hall pare un campo da calcio per estensione ed assenza di qualsiasi cosa, la cena a buffet al ristorante tuttavia è la peggior esperienza di tutto il viaggio, ben 26 euro per mangiare qualcosa di disgustoso indipendentemente dalle scelte, ogni singola pietanza in quel ristorante era terribile e non solo a detta mia ma anche di persone del luogo.

Shenzhen rispecchia Guangzhou in termini di presenze ed è qui che per la terza e ultima volta esordisco con il mio «Ni Hao».

Prossima tappa la terra di Sandokan: la Malesia dove una afosa Kuala Lumpur fa bella mostra di quelle che per diverso tempo erano le torri più alte al mondo: le Petronas Twin Towers, bellissime di giorno ma ancora più affascinanti di notte per come sono illuminate.

Il numero di presenze a Kuala Lumpur è inferiore a quanto visto nelle tappe precedenti, Singapore compresa, tuttavia il livello delle domande è leggermente superiore a quelle dei trader incontrati nelle altre zone, peccato solo che l’ultimo a mollarmi fosse un tipo appiccicoso che non ha esitato a chiedermi notizie sulla mafia.

Una partenza alle 6 del mattino, unita agli effetti del fuso orario, ha effetti realmente devastanti sul sottoscritto già minato nel fisico dai continui sbalzi di temperatura causati da un abuso di aria condizionata nei luoghi chiusi; attimi di terrore mi accompagnano però all’aeroporto grazie ad un autista che forse finiva il turno e quindi ha passato la notte al lavoro, i suoi occhi tendenti alla chiusura per sonno sono stati l’unica cosa osservata per tutto il tragitto, pronto a richiamarlo in caso Morfeo avesse la meglio su di lui.

A Singapore un po’ di riposo, infine un corso a pagamento di una intera giornata ed una interessante Messa con le foglie di palma al posto dei nostrani rametti di ulivo.

Poi finalmente l’aereo che, con tappa a Dubai, mi riporta a casa, molto gradito l’upgrade da business a first class nella tratta finale.

Un mondo affascinante, un filo conduttore comune: la voglia di guadagnare sui mercati, la ricerca di quel tassello mancante che separa il dubbio dalla speranza di essere sulla via giusta. Italia, USA, Asia, cambia poco, e anche in Asia ho parlato con parecchi trader vittime dell’imbonitore di turno, tutti ricchi col Forex, soprattutto i broker…

Tanta avidità che porta a dilapidare soldi spostandoli in mani ancora più avide; ma perché la gente non apre gli occhi? Il messaggio che porto in giro è che nulla è regalato, solo il lavoro duro paga e forse nemmeno quello basta. Ho stressato il fatto che la domanda principale da porsi è se il trading faccia per noi, una domanda a cui rispondere sinceramente. ho incontrato tante persone per il mondo e per molte potrei dare la stessa risposta: «No! Il trading è meglio lasciarlo perdere», non mi credono, e perdono, o fanno la felicità dell’imbonitore che li farà ricchi in 48 ore.

«Ni Hao…» non si usa per accomiatarsi ma il saluto di addio proprio non sono riuscito ad impararlo.


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