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Paolo e Totò nella storia. In diverso modo


Ma lo vedete perché la mafia impera? A un quarto di secolo dell'omicidio di Borsellino il Presidente della Repubblica commemora il magistrato dicendo che ci sono stati «troppi errori e incertezze nel cercare la verità». Il dolo non è nominato.

Lo Stato non fece nemmeno lo sforzo di accettare la richiesta di Borsellino di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l'abitazione della madre, in via Mariano D'Amelio 21, a Palermo, richiesta fatta venti giorni prima che in quello stesso luogo il 19 luglio del 1992, alle 16.58, una Fiat 126 imbottita di esplosivo come di milza e polmone i panini dei chioschi si portasse via le vite di Paolo e dei cinque membri della scorta, tra cui Emanuela Loi, prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio.


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Il calore era così forte che i proiettili scoppiavano da soli. Con 90 chilogrammi di Semtex-H puoi farci esplodere tre carri armati, le cose fatte in grande, come quando si è grandi o si ha una maledetta paura.

La seconda, nel caso della mafia. I cui capi, ciò malgrado, sentono di appartenere alla storia. Parole di ieri di Totò Rina, il responsabile dell'eccidio, che considerò Borsellino un intralcio nella trattativa Stato-mafia e tanto gli bastò per ordinare il botto: «Cosa vogliono da me? Io sono Salvatore Riina resterò alla storia. Questo è».

Già, ma il problema è come ci finisci. Questo altrettanto è.

A presto. 

Edoardo Varini

(20/07/2017)

 

Noi non amiamo i nostri figli


Non c'è altra spiegazione. Se uno su cinque di loro prima dei 24 anni è bruciato, non studia  non lavora, significa che in fondo ci va bene così. Perché quando le cose non ci stanno bene davvero abbiamo reazioni diverse.

Anche se ci urtano l'auto al parcheggio abbiamo reazioni diverse, più forti, abbiamo reazioni. Anche se ci rubano il cellulare. Ma se rubano la vita ai nostri figli la prendiamo con una calma olimpica. Perché? Per la solo ragione per cui si prendono le disgrazie con una calma olimpica: sono disgrazie altrui.

Sociologi, psicologi, statistici, dannatevi a trovare una spiegazione diversa. Ma lo farete inutilmente, perché la spiegazione è questa.

I cosiddetti "Neet", giovani tra i 15 ed i 24 anni impiegati «Not in employment. Education or Traning», cioè sulle panchine ai bordi del campo della vita, sono in Italia il 19,9%, la maggior percentuale d'Europa.


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Altro bel primato nazionale è quello dell'aumento della popolazione in condizione di povertà, cresciuta al 11,9%. Questo solo dato dovrebbe far dimettere immediatamente un'intera classe politica. Un aumento della povertà si è visto solo in Estonia e in Romania.

Altro dato: la media di occupati rispetto alla popolazione in età lavorativa è in Italia del 57,7%, la media Ocse è quasi 10 punti superiore.

Si parla di una "pensione di garanzia" per i giovani. Una cosa da far rabbrividire, un ossimoro stolto e criminale. I giovani con stipendi ridicoli e altalenanti non devono esistere, altro che pensare a come far loro la carità. Vergognatevi. Il lavoro va pagato e difeso: sindacato dove sei?

La Camusso si occupa di anticipare l'età pensionabile. Non si riesce che a pensare ai remi in barca. La gioventù, che è mattino e che dovrebbe avere l'oro in bocca, è stata presa a calci agli angoli delle strade fino a farglielo sputare questo oro. Sul selciato.

Ragazzi, tornate alla politica. Non aspettatevi nulla da chi non vi ha mai dedicato la minima attenzione. Pretendete le condizioni per vivere. E se non ve le danno, prendetevele.

A presto. 

Edoardo Varini

(19/07/2017)

 

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