Il Fondo Monetario Internazionale perso in missione

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di Fabrizio Pezzani, Professore ordinario di Economia Aziendale Università Bocconi

L’azione o l’inazione del FMI rappresentano la più evidente distonia tra i mezzi ed i fini di un modello socioculturale arrivato al capolinea ed un suo fallimento prima sociale che economico. Il FMI, nato in un periodo storico che provava a rimettere insieme i cocci di società distrutte dalla guerra, ha finito per dimenticare le finalità per le quali era stato costituito. In mancanza, forse voluta, di una ridefinizione del ruolo in un contesto monetario profondamente cambiato ha finito per essere un problema e non una soluzione ai problemi per i quali era stato destinato, arrivando paradossalmente a complicarli. Le posizioni recentemente assunte mostrano quanto sia lontano dalla capacità di proporre soluzioni ai problemi sia sociali che monetari, prigioniero di una rigido modello culturale, fallito nei fatti, che antepone la moneta e la finanza alla società. Non si riesce più a capire quale sia il suo DNA: cos’è oggi il FMI? Ma soprattutto, a chi risponde della sua responsabilità verso la società che doveva proteggere?

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Il FMI venne costituito a Bretton Woods quando si definirono le regole del sistema monetario con la parità aurea del dollaro all’oro, delle altre monete al dollaro e venne istituito a garanzia degli equilibri globali economici e monetari il Fondo Monetario Internazionale il 22 luglio del 1944. Quattro anni dopo venne costituito l’ONU e stesa la dichiarazione dei diritti universali dell’uomo. Queste iniziative fondamentali per la ricostruzione della società umana ora sembrano svanite nel nulla ma ricordate solo in modo spesso ipocrita come una foglia di fico per giustificare l’abuso di interessi imperialistici esattamente opposti a quelle dichiarazioni.

Se guardiamo alla storia non è passato tanto tempo da allora ma è come se quel tempo fosse un’eternità. La cultura monetarista si è slegata da ogni vincolo anche morale ed ha dettato una “ deregulation “ tale da potere innalzarsi a giudice supremo ed a determinare anche gli assetti democratici dei singoli stati.

Il FMI si è staccato  dagli indirizzi fondamentali per cui il suo statuto l’aveva costituito, lasciando quello keynesiano per il quale era stato pensato. Per non dimenticare, gli scopi “assoluti” elencati come premessa dello statuto erano: «I) Promuovere la “cooperazione” monetaria internazionale… con consultazioni e “collaborazione”… ; II) Facilitare l’espansione e la crescita “equilibrata” del commercio internazionale… e contribuire a mantenere elevati livelli di “occupazione e di reddito” e sviluppare le risorse di tutti i paesi…; III) Promuovere la «stabilità dei cambi… evitare svalutazioni competitive dei tassi di cambio»…; IV) «Aiutare “un sistema di pagamenti”… eliminare le restrizioni valutarie che limitano il commercio…; V) Assicurare agli stati membri la disponibilità temporanea di risorse… ed  «evitare di ricorrere a misure che rischierebbero di compromettere la prosperità nazionale o internazionale»… ;VI) Conformemente a quanto sopra, «ridurre la durata e l’ampiezza degli squilibri»…

In tutte le sue politiche e decisioni il FMI si ispira agli scopi enunciati in questo articolo».

Il confronto con la situazione attuale è in stridente contraddizione nei fatti, tra uno statuto ed un’operatività del FMI che sembrano avere dimenticato o voluto dimenticare le sue finalità istitutive.

A partire dalla caduta del muro di Berlino gli interessi della finanza, della politica ed anche dell’Accademia hanno forzato un cambiamento della realtà e della genesi dell’economia che è stata fatta diventare un gioco matematico e piegata alla finanza ed ad un monetarismo senza limiti tecnici né morali. Il FMI non ha posto nessuna resistenza alla dirompente invasione della finanza e della deregulation imposta dagli interessi superiori di questo modello culturale e si è allontanato dalle radici di salvaguardia degli equilibri tra paesi avvallando operazioni  finalizzate a forme di destabilizzazione sociale e politica

Il FMI doveva essere un fondo di cooperazione al quale i singoli stati potevano accedere per mantenere in vita l’economia e la società ed il boom economico del Dopoguerra contribuì a ridisegnare un mondo che era sembrato irrecuperabile. L’illusione di un mondo nuovo finì agli inizi degli anni Settanta, quando unilateralmente gli Usa dichiararono finiti gli accordi di Bretton Woods ed il sistema “gold exchange standard” per passare al “dollar exchange standard”. Di colpo il mondo si ritrovò ostaggio di un regime di tassi di cambi fluttuanti che cambiò radicalmente il sistema monetario basato sul dollaro in un gigantesco sacro tempio della speculazione i cui sacerdoti venivano ammantati di una falsa sacralità infallibile .

Tutto questo inondare della finanza e della liquidità fine a se stessa ha finito per staccare definitivamente il FMI dalla realtà e farlo planare in un mondo asettico dominato dalla moneta diventandone ostaggio. Il FMI si stacca dalle sue finalità istituzionali, perde la sua autonomia decisionale e comincia a subire passivamente le regole di quel modello senza preoccuparsi minimamente di metterlo in discussione. Oggi il FMI sembra un’istituzione più orientata alla sua sopravvivenza che a quella degli stati membri più disagiati e così il principio di collaborazione ha lasciato lo spazio al  principio di utilità personale.

Tutto ciò dimostra che la crisi del nostro tempo non potrà mai essere superata se non  riusciremo a rimettere in gabbia l’ancestrale tigre dell’ avidità dell’uomo che ha trovato nella finanza deregolamentata la sua più devastante arma di distruzione sociale.

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