Potrei parlarvi di me, e dirvi che lavoro nell’editoria ormai da trent’anni, e che credo di saper fare questo mestiere. Ma forse, il miglior modo per dirlo sono i libri che pubblicherò.

Nel tempo, dalla sua fondazione nel 2011, si è via via affermata la newsletter, che conta oggi 20.000 iscritti ed è diventata per scorno se non scandalo di alcuni sempre più politica ma che volete farci, mala tempora currunt, e a me hanno insegnato che è proprio in questi tempi che ciascuno deve fare la sua parte.

Sono arrivato a fondare un movimento politico, Patria Italiana (http://www.patriaitaliana.org/) che mi è servito per sentirmi chiedere di continuo: «Ma che programma hai?». Posso rispondere con le parole di Carlo Rosselli, «Liberalismo com metodo, socialismo come fine». Lo so, lo so, che molti vorrebbero il dettaglio per perdersi nella discussone sul nulla. Per dirmi che non c’è la copertura.

Ma io non cado nella trappola, perché aborro il nulla – horror vacui lo chiamavano i latini – e mi fermo un passo prima. Il passo dopo è far di conto frammisto a buonsenso e benevolenza verso il prossimo. A parte la seconda, il far di conto – che non è mai stato il mio mestiere – le altre due cose credo di possederle, e mi conforta assai che i ragionieri abbondino.

Venendo a questa casa editrice, essa si pone come obiettivo quello di favorire l’incontro tra la cultura economico finanziaria e la cultura tout court, nella convinzione che la netta distinzione dei saperi sia uno del mali che affliggono l’età moderna, che riesce a dire l’infinitesimo del particolare per poi scoprire di non riuscire più a farfugliare nemmeno il nome dell’universale.

Eppure basterebbe riflettere sul significato etimologico della parola “comprendere”: “prendere insieme”, “cum prehendere”. “Comprendere” significa dunque riunire il molteplice: “E pluribus Unum”. È il cuore stesso dell’Umanesimo e del Rinascimento.

Potremmo anche dirlo con le parole di Tansillo nel Dialogo secondo degli Eroici Furori bruniani:

«All’ora [l’uomo] è in stato di virtude, quando si tiene al mezzo declinando da l’uno e l’altro contrario: ma quando tende a gli estremi inchinando a l’un e l’altro di quelli, tanto gli manca de esser virtude, che è doppio vizio, il qual consiste in questo che la cosa recede dalla sua natura, la perfezzion della quale consiste nell’unità: è la dove convegnono gli contrarii, consta la composizione, e consiste la virtude».

Difficile individuare una materia vana, che non sia degna di apprendimento. E difficilissimo sarebbe certo parso a Girolamo Ruscelli, cinquecentesco poligrafo, curator di classici e alchimista, fondator dell’“Accademia dello sdegno” e, insomma, gran curioso, che sotto lo pseudonimo di Alessio Piemontese compilò un trattatello per «trovare rimedi con ogni facilità» e anche, se non bastasse, «per vedere in sonno fiere selvatiche».

Ve ne parlo perché il logo della casa editrice è preso da un libro suo, Delle imprese illustri con espositioni et discorsi (Libro quarto, Venezia, 1583), ed è l’impresa di Cosimo I de’ Medici “Duca di Fiorenza” (che pure del Capricorno non era, a differenza mia).

Il motto è latino, ripreso all’uopo dal Giovio: «FIDEM FATI VIRTUTE SEQUEMUR».

Per ribadire l’importanza della colleganza al fine di addivenire al vero, nessuna chiusa potrebbe superare i versi del Poema degli astri del poeta latino Manilio: «Chi potrebbe conoscere le cose celesti se non per concessione celeste, / e chi giungere alla scoperta di Dio, se non colui che è parte del divino?».

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Edoardo Varini legge passi dal Manifesto del Surrealismo (1924) e dalla Lettera alle veggenti (1925) di André Breton