Update 04/08/2015

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di Massimo Siano, Head of Southern Europe per ETF Securities


I prezzi bassi delle materie prime oscurano i guadagni del secondo trimestre

Le commodities estendono il loro declino la scorsa settimana ed il loro impatto era chiaramente risuonato a livello mondiale con i principali titoli energetici e minerari che hanno riportato perdite nei loro risultati trimestrali. Con le aziende che hanno rivisto l’assetto futuro delle prospettive di ricavi e tagliato gli investimenti industriali e quindi ridotto la produzione. Il loro impatto dovrebbe favorire una ripresa dei prezzi delle materie prime.

 

COMMODITIES

 

La debole domanda cinese pesa sui prezzi delle commodity. Le scorte del rame sono ai massimi degli ultimi 18 mesi come riportato dal LME. In mezzo al contesto del prezzo di negoziazione del rame, i maggiori produttori al mondo, cioè Freeport McMoRan, First Quantum and Antofagasta, prevedono di tagliare la loro produzione mentre lottano per rimanere profittabili. Restrizione energetiche, progetti in ritardo e tagli di costi minacciano di limitare la fornitura, crediamo che il tutto sia di sostegno al prezzo del rame. Nonostante l’inaspettata diminuzione delle scorte di 4.2 milioni di barili rispetto alle previsioni di mercato che indicavano un incremento di 850.000 barili, il petrolio continua a mantenere un andamento bearish con un sentiment negativo sulle prospettive di crescita Cinese che pesano sui prezzi. Il mais è diminuito del 7,4% dopo che l’International Grains Council ha aumentato le sue stime riguardanti la produzione Cinese di mais di 5 milioni di metri cubi portando ai livelli più alti di sempre di 225 milioni di tonnellate, dissipando le preoccupazioni di danni alle colture europee e statunitensi dovuti al cattivo tempo. Lo stagno è salito dell’8,6% la scorsa settimana dovute ai dati sulle basse esportazioni Indonesiane (il più grosso fornitore mondiale).

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AZIONARIO

 

Nonostante l’inizio volatile della settimana guidato dal declino dagli indici benchmark Cinesi, gli utili societari negli Stati Uniti ed Europa hanno aiutato a ristabilire confidenza nel mercato azionario globale. Le azioni europee e statunitensi hanno riportato rispettivamente un 8,3% e 4,5% di guadagni fra il 65% ed il 70% delle società registrate fino ad ora rispettivamente nell’Eurostoxx 600 e nello S&P 500. Gli investitori stanno sempre più riallineando i loro portafogli attraverso azioni Europee con migliori valutazioni rispetto a quelle statunitensi, l’euro debole e una ripresa della crescita economica favoriscono la macro area europea. Allo stesso tempo l’indice MSCI China A-Shares termina la scorsa settimana con una diminuzione del 9,8%.

 

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VALUTE

 

Il dollaro statunitense si apprezza con la Federal Reserve che condiziona il mercato con l’aumento dei tassi quest’anno. Nel suo ultimo statement la Fed disse che aveva bisogno di vedere “alcuni ulteriori miglioramenti nel mercato del lavoro” aggiungendo la modifica “alcuni” dal suo statement precedente. Questa settimana i dati relativi all’impiego della forza lavoro negli Stati Uniti peseranno molto sulla determinazione della tempistica degli aumenti dei tassi. I prezzi deboli del petrolio hanno pesato sull’economia Canadese, con i dati mensili sul PIL in diminuzione per il quinto mese consecutivo, supportando la decisone della Banca Centrale Canadese di tagliare gli oneri finanziari. Il dollaro Canadese si è deprezzato del 4,2% sul dollaro Americano. Nonostante il PIL Svedese sia risultato meglio delle aspettative (3% contro il 2,5% anno su anno atteso) la Corona Svedese si è deprezzata con il mercato che si aspettava che i tassi di interesse rimanessero negativi per mantenere quel ritmo di crescita.

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