Update 16/04/2018

L’escalation della guerra commerciale dà impulso ai beni rifugio

 

  • La domanda di beni rifugio genera flussi per 23,9 e 28,1 milioni di USD, rispettivamente, verso gli ETP long su oro e argento.
  • Il rischio geopolitico ha provocato disinvestimenti per 21 milioni di USD dagli ETP su panieri di metalli industriali.
  • Gli afflussi negli ETP long sul greggio hanno raggiunto il livello più alto delle ultime sette settimane a quota 20,6 milioni di USD.

 

La guerra commerciale registra un’escalation. Quando abbiamo parlato per la prima volta dei dazi statunitensi, la ritorsione cinese era stata molto limitata, ma avevamo notato che non precludeva ulteriori interventi. La scorsa settimana Pechino ha annunciato un dazio del 25% su 106 prodotti statunitensi, equivalenti a circa 50 miliardi di USD di importazioni (sulla base dei dati del 2017), un valore corrispondente a quello delle importazioni cinesi prese di mira dalle politiche commerciali statunitensi. “La guerra commerciale senza esclusione di colpi è cominciata. Il Presidente Trump ha quindi minacciato di imporre dazi su 100 miliardi di USD di prodotti cinesi. Ciò non depone a favore degli attivi ciclici. Le guerre commerciali raramente si concludono con la vittoria di qualcuno. I tentativi fatti da Larry Kudlow, Direttore del National Economic Council della Casa Bianca, di placare i mercati hanno avuto un effetto temporaneo, ma hanno perso credibilità dopo le recenti minacce proferite da Trump. In risposta la Cina ha dichiarato che contrasterà il protezionismo statunitense ‘fino alla fine e a qualsiasi costo’, lasciando pochi margini per superare l’impasse”, ha affermato Massimo Siano, Head of Southern Europe, ETF Securities.

La domanda di beni rifugio ha generato flussi per 23,9, 28,1 e 6,9 milioni di USD, rispettivamente, verso gli ETP long su oro, argento e panieri di metalli preziosi. Gli afflussi nell’oro superano i 20 milioni di USD da tre settimane, in quanto i beni rifugio sembrano tornati in auge. Delle ultime dieci settimane, solo una è stata caratterizzata da deflussi dall’argento (per il modesto importo di 2,6 milioni di USD). In effetti durante il mese appena trascorso si sono registrati i maggiori investimenti in argento dal giugno 2017. I flussi positivi verso gli ETP sull’argento sono in netto contrasto con il sentiment degli investitori nel mercato dei futures, dove il posizionamento netto sull’argento è più negativo che mai. L’escalation della guerra commerciale acuisce l’incertezza politica creata dal reclutamento di un “falco” di politica estera alla Casa Bianca due settimane fa. Visto l’importante ruolo diplomatico svolto dalla Cina nel conflitto tra USA e Stati Uniti, sfidare Pechino un mese prima di un potenziale incontro tra Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un sembra una mossa azzardata. “I prezzi dell’oro non hanno ancora evidenziato un marcato rialzo, ma l’aumento dei rischi geopolitici potrebbe comportare un significativo rincaro del metallo giallo. Gli investitori sembrano privilegiare i beni rifugio quale copertura contro gli sviluppi sfavorevoli. Il deludente rapporto sul mercato del lavoro pubblicato venerdì ha dato impulso alle quotazioni dell’oro, riducendo la necessità di un orientamento intransigente da parte della Fed”, ha osservato Siano.

Il rischio geopolitico ha provocato disinvestimenti per 21 milioni di USD dagli ETP su panieri di metalli industriali. “I deflussi dai metalli industriali hanno raggiunto i massimi su otto settimane. Se la crescita sarà compromessa dall’aumento del protezionismo, gli attivi ciclici registreranno probabilmente un andamento negativo”, ha rilevato Siano.

Gli afflussi negli ETP long sul greggio hanno raggiunto il livello più alto delle ultime sette settimane a quota 20,6 milioni di USD. In seguito alla flessione del 3,1% evidenziata dai prezzi del greggio la scorsa settimana, gli investitori hanno acquistato ETP long sul petrolio e realizzato plusvalenze sulle posizioni in ETP short (3,3 milioni di USD). Per quanto si sia trattato di acquisti dettati dalla convenienza, crediamo che potrebbero presentarsi punti d’ingresso migliori. Alle attuali quotazioni prevediamo un continuo aumento della produzione statunitense. “Nel corso della riunione di maggio l’OPEC dovrebbe iniziare a discutere di come eliminare gradualmente gli attuali tagli alla produzione nel 2019. La minaccia di una guerra commerciale dovrebbe inoltre gravare sui prezzi del petrolio attraverso un indebolimento della domanda globale. Le previsioni sulla domanda formulate dall’International Energy Agency appaiono già troppo ottimistiche. È difficile immaginare che la domanda possa continuare a crescere al ritmo dell’anno scorso a fronte di prezzi più elevati”, ha dichiarato Siano.

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