Update 27/06/2015

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di Massimo Siano, Head of Southern Europe per ETF Securities

La domanda di oro come bene rifugio è stranamente assente

Il mercato ha giudicato “da colomba” i commenti rilasciati dalla Fed a seguito del meeting, e il dollaro americano ha così perso l’1%. La debolezza di questa moneta e le difficoltà finanziarie della Grecia hanno favorito i beni rifugio, permettendo così all’oro di guadagnare il 2% in dollari americani. Lo stallo totale dei negoziati sul debito greco potrebbe portare a un ulteriore aumento del suo prezzo. La situazione finanziaria della Grecia, alle prese con numerose scadenze di pagamento in questo mese, sembra più incerta che mai. In ogni caso, i mercati sono al momento ottimisti nei confronti della possibilità che quest’oggi venga raggiunto un accordo. Se questo venisse a mancare, invece, si assisterebbe a un re-pricing del rischio. In tal caso l’oro tornerebbe a svolgere il suo ruolo tradizionale di bene rifugio, anche se per ora la domanda è stata sorprendentemente silente.

In uno scenario di prezzi bassi, i metalli del gruppo del platino registrano deflussi. La scorsa settimana abbiamo assistito a deflussi dagli ETP long sul platino per 8.7 milioni di dollari americani, cui si sono aggiunti ulteriori 5.0 milioni di deflussi dagli ETP long sul palladio, in corrispondenza di un calo dei prezzi dei due metalli, rispettivamente dell’1.8% e del 2.9%. Mentre l’aumento delle vendite nel mercato dell’auto potrebbe non essere così brusco come lo scorso anno, il calo dei prezzi dell’energia dovrebbe essere di buon auspicio per le vendite, soprattutto per i veicoli di più ampie dimensioni che impiegano quantitativi superiori di platino e palladio nelle marmitte catalitiche. Inoltre, con l’inizio della famigerata “stagione degli scioperi” in Sud Africa, le forniture di metalli dalle miniere potrebbero essere limitate. A nostro parere quel sentiment è eccessivamente negativo ed esiste in effetti una possibilità tattica per coloro che intendono superare la volatilità di breve periodo.

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La ricerca di affari genera afflussi sulle commodities agricole. Tre dei cinque maggiori afflussi della scorsa settimana sono stati registrati nelle commodities agricole. Con il deprezzamento del Real brasiliano i prezzi del caffè e dello zucchero sono diminuiti rispettivamente del 2.5% e del 3.4%, mentre le condizioni meteorologiche al momento favorevoli sostengono i raccolti nel Paese. Dopo il rally di inizio mese, da attribuire alle abbondanti precipitazioni negli Stati Uniti, il grano è calato del 3.2% grazie al miglioramento del tempo. Quest’ultimo rimane il principale fattore di condizionamento per il settore agricolo. Le maggiori probabilità che El Nino permanga fino alla fine dell’anno accrescono il rischio che i raccolti subiscano danni dovuti al maltempo e numerosi investitori hanno utilizzato questo calo dei prezzi come un punto tattico di ingresso. Gli afflussi sugli ETP long sul grano hanno raggiunto quota 5.4 milioni di dollari americani, ai massimi da sei settimane; 4.9 milioni di dollari americani sono invece affluiti sugli ETP long sullo zucchero, segnando il valore più alto da 13 settimane a questa parte; gli ETP long sul caffè hanno infine registrato flussi pari a 5.1 milioni di dollari americani, il livello più alto in quattro settimane. I flussi sull’ampio paniere degli ETP agricoli hanno toccato i 9.6 milioni di dollari americani – ai massimi da cinque settimane – sottolineando l’interesse per una asset class che nell’ultimo anno ha conosciuto una considerevole pressione sui prezzi.

Gli ETP long sul petrolio registrano i primi afflussi netti in dodici settimane. Si tratta dei primi afflussi long nel settore in dodici settimane, concentrati interamente sul WTI (5.6 milioni di dollari americani), mentre gli ETP sul Brent hanno continuato a registrare riscatti (- 0.3 milioni di dollari americani). Quest’ultimo è diminuito dell’1.3% la scorsa settimana; più modesto, invece, il calo del WTI (0.5%). Nel breve periodo ci aspettiamo un calo dei prezzi del petrolio, poiché l’eccessivo ottimismo sul ritmo dei tagli alle forniture dovrà confrontarsi con la realtà. Alla fine, con la decisione dei produttori non statunitensi di petrolio ad alto costo di apportare tagli significativi alla produzione, i prezzi potranno vedere una ripresa.

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