Update 28/08/2013

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Massimo Siano, responsabile per l’Italia e la Francia di ETF Securities

Nell’ultimo incontro, la Federal Reserve ha mantenuto la rotta verso una riduzione progressiva del Quantitative Easing, il cosiddetto “tapering”: ciononostante, i metalli preziosi non sembrano aver accusato il colpo. Come lo spiega?

È vero, i metalli preziosi non solo non hanno accusato il colpo, ma hanno anche registrato buoni guadagni. Il prezzo dell’argento è salito dell’1,1% la scorsa settimana, con un +27% complessivo negli ultimi due mesi; l’oro è risalito complessivamente del 14% dai minimi toccati il 5 luglio scorso. Insomma, se l’aumento dei rendimenti americani ha esercitato pressione su molti asset, i metalli preziosi sono stati un’eccezione. Evidentemente, l’avvio del tapering da parte della Fed è stato già in larga parte prezzato dal comparto.

Ci ha parlato di un aumento del prezzo di oro e argento: come si è tradotta questa tendenza sul mercato delle Exchange-traded commodity (ETC)?

Sembra che il forte rally dei prezzi dei metalli preziosi abbia spinto alcuni investitori a effettuare delle prese di profitto, con un deflusso di 77 milioni di dollari dagli Exchange-traded products (ETP) sui metalli preziosi durante la scorsa settimana. Nonostante la vendita di ETP, gli acquirenti dei metalli fisici – particolarmente in Asia – mantengono esposizione su questo comparto. Nel primo semestre del 2013, le esportazioni di oro dalla Gran Bretagna alla Svizzera sono salite a 797 tonnellate, pari al 30% della produzione globale. Probabilmente una buona gran parte dell’offerta proviene dalla liquidazione di quote ETP.

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Chiuso il capitolo metalli preziosi, passiamo a quello energia. Ci può fare un breve quadro della situazione?

Innanzitutto, partirei dalla Cina, che è sempre al centro della scena quando si parla di energia. La scorsa settimana, la prima lettura dell’indice PMI di HSBC ha mostrato un risultato superiore alle attese, preannunciando una crescita della domanda da parte del gigante asiatico e dando così sostegno ai prezzi energetici. Inoltre, gli investitori sembrerebbero privilegiare una diversificazione dell’esposizione al comparto energia, come mostrerebbero i recenti flussi. Bisogna poi sottolineare come il calo della produzione libica di petrolio, scesa ai livelli minimi dalla guerra civile del 2011, stia pesando sulla fornitura globale.

E poi bisogna continuare a prestare attenzione alla crisi egiziana.

Esattamente. Se la situazione in Egitto dovesse ulteriormente precipitare, molto probabilmente ci sarà un rally dei prezzi del greggio.

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