La pandemia Covid-19 è un cigno nero?

Nell’emisfero boreale, il nostro, prima del 1697 nessuno aveva mai visto il cygnus atratus, originario del continente australiano: il cigno nero.

La sua recente scoperta e la sua rarità lo hanno reso protagonista di una metafora, che riconosce in lui l’anomalia, l’evento improbabile e imprevedibile dalle conseguenze epocali

Questa metafora è nel libro dell’epistemologo, matematico ed ex trader libanese Nassim Nicholas Taleb, esperto di scienze dell’incertezza, che dell’evento classificabile come cigno nero dà questa definizione:

«In primo luogo, è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative, poiché niente nel passato può indicare in modo plausibile la sua possibilità», scrive. «In secondo luogo, ha un impatto enorme. In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento isolato, la natura umana ci spinge ad elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa, per renderlo spiegabile e prevedibile».

Proviamo allora a porci questa domanda: possiamo considerare la pandemia di Covid-19 un cigno nero?

Il primo requisito, il più importante, quello dell’implausibilità, non pare essere rispettato: negli ultimi anni decine di esperti hanno messo in guardia il mondo sul possibile verificarsi di questa eventualità.

Nel 2018 lo stesso Bill Gates parlò durante i TED Talk dell’impreparazione mondiale nei confronti di un’eventuale pandemia.

Sia George Bush (nel novembre 2005) sia Barack Obama (nel dicembre 2014) durante i discorsi all’Istituto Nazionale della Sanità avvertirono la Nazione del pericolo pandemico.

Nel 2019, poco prima del dilagare del contagio, l’allora presidente Trump ordinò una simulazione chiamata “Crimson Contagion” in cui un virus originato in Cina rischiava di mettere a repentaglio la vita di 600.000 persone.

Questi sono solo alcuni dei molti esempi probanti che la comparsa del Covid non è stata per nulla un fulmine a ciel sereno.

Il secondo requisito indicato da Taleb, un enorme impatto, è certamente posseduto dalla pandemia in corso, in grado di causare 1 milione e 330 mila morti e di provocare una recessione planetaria mai vista prima.

Uno studio sul rischio pandemico del 2018 stabilì che la probabilità annua della sua evenienza era dell’ordine dell’1% ma sull’arco di un trentennio le probabilità si elevavano sino a più di una possibilità su 4.

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