Abbassare la testa: il civismo perfetto

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Abbassare la testa: il civismo perfetto

«Chi si ferma è perduto», è proprio vero. La casa è ferma, bene immobile, dunque perduto, per definizione. Almeno quando arrivano i gabellieri, dimentichi del fatto che pagare le tasse è un obbligo di legge, lasciare di che vivere è un obbligo morale.

Nella Vocazione di San Matteo per la Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, a Roma, è Cristo stesso a indicare il gabelliere, Matteo, Levi, il Pubblicano, e questi non sente, non vede, seguita a contare i soldi, a testa bassa, nell’ombra, come fosse un bottino.

Il gabelliere non intuisce niente, solo dopo un «Seguimi» da scuotere i cieli e la terra si alza e capisce. Non è il vecchio con l’indice puntato, Matteo, non convergono lì le direttrici compositive del dipinto: convergono su quella testa abbassata, che non è una testa, è un mondo, è il mondo di chi non rispetta che le proprie tasche. Il mondo di chi a furia di non distogliere gli occhi dalle cose vane ha visto la vanità entrargli per via degli occhi nella mente e, come è scritto nel Libro del Siracide, è ora «invidioso anche del pane». Il nostro mondo. 

Ici, Imu, Tasi, arrivano in guisa di apocalittici cavalieri e dicono «Vieni». Ma la casa sta, non potendo fuggire, e attende il Grande algoritmo che ne determinerà il valore con la Grande riforma del Catasto. Tassare un reddito da immobile che non c’è: l’ennesima pernacchia all’equità e alla ragione.

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Avete notato che più si diventa formiche e più le cose paiono grandi? Ora, in questa Italia della #voltabuona, s’è ingigantito tutto ad iniziare dalle riforme. Del lavoro, della scuola, delle pensioni, della giustizia, di tutto, perdinci, e non ci viene nemmeno in mente che forse a farcele parere grandi è solo il nostro progressivo rimpicciolimento. A farcele vedere è invece una cosa che ha un altro nome, la diremo in francese che suona più fine, o meno inelegante: bêtise.

La Commissione Europea ha preparato un rapporto preliminare sugli italici macroeconomici squilibri, in cui delle Grandi riforme così viene detto: «Molte riforme ambiziose, tali da rappresentare un cambio di passo, sono ancora in attesa di una piena adozione […] tanto che l’esito ne rimane incerto».

Ma pensiamo soltanto alla spending review, di cui abbiamo fatto carne di porco. Le 2.671 società partecipate dal pubblico con più consiglieri che personale sono ancora lì: ma di che cosa stiamo parlando? Questo governo, non un altro, questo, ha rinnovato a fine settembre i vertici di una società, Rete autostrade mediterranee, che ha un dipendente e dieci fra consiglieri e sindaci. Arcus, Sogesid, Studiare Sviulppo, Consap, Isa, solo i primi nomi di un elenco dalla intollerabile lunghezza.

Sollevare la testa è diventato peccato. Il più grave, l’innominabile, l’impensabile, l’osceno. Abbassarla, come il caravaggesco Matteo, il civismo perfetto.

A presto. 

Edoardo Varini

(12/11/2014)

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