Al precipizio con da modesto a moderato incedere

alt

Al precipizio con da modesto a moderato incedere

Le opinioni di Paul Krugman sono opinioni importanti. E non tanto per il suo Nobel del 2008 e per i suoi illustri titoli accademici. Sono opinioni importanti perché solitamente i fatti le dimostrano corrette. Nell’agosto dello scorso anno dalle colonne del “New York Times” accusò Obama di essersi arreso ai repubblicani. «L’economia americana» scrisse «è molto depressa e continuerà ad esserlo il prossimo anno e probabilmente anche nel 2013. La peggior cosa che si possa fare in queste circostanze è tagliare le spesa pubblica».

E la peggior cosa avvenne. Non vi fu un dollaro in più di tasse, da parte del democratico Presidente eletto al grido di “Hope” e “Change”, ma tagli, la cosa più facile e ottusa, come sempre lo sono gli automatismi. Qualcuno crede alle rassicurazioni del Beige Book di qualche giorno fa: «I rapporti dai 12 distretti federali indicano che da metà febbraio a fine marzo l’economia ha continuato ad espandersi ad un ritmo da modesto a moderato»?.

Se un bambino di quinta elementare scrivesse in un tema che una cosa si espande ad un ritmo da «modesto a moderato» gli verrebbe segnato in rosso, perché “modesto” e “moderato” sono sinonimi e la tautologia in grammatica è un errore.

alt

E allora perché si usano delle tautologie in un report destinato ad influenzare l’andamento economico mondiale? Perché la verità non la si può dire. Perché non lo si può dire che Krugman aveva ragione. Ma in fondo non importa, ce l’ha detto il dato del giorno dopo, quello del 12 aprile, la richiesta dei sussidi di disoccupazione, che sono saliti “a sorpresa” di 13.000 unità, cosa palesemente tipica delle economie in espansione, non è vero?

Ieri Krugman, sempre dalle colonne del “New York Times”, ci ha esposto un’altra opinione: «Sul “Times” di sabato si dice di un fenomeno in evidente crescita in Europa, i suicidi provocati dalla crisi economica, le persone che si tolgono la vita perché disoccupate o fallite. È una storia straziante. Ma sono certo di non essere stato il solo, specialmente tra gli economisti, a chiedersi se non fosse parte di una storia più grande, quella dell’apparente determinazione dei leader europei a condurre al suicidio economico il loro continente […] Piuttosto che ammettere di avere sbagliato sembrano intenzionati a guidare le loro economie – e le loro società – oltre il precipizio».

E a me sovviene l’evangelica Parabola dei ciechi, che troviamo in Matteo e in Luca (VI-39): «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca»? Il dipinto di Bruegel il Vecchio che la illustra, visto nell’Italia d’oggi, fa una certa impressione. E se si citano le parole a riguardo di uno dei più autorevoli studiosi del pittore fiammingo, Fritz Grossmann, vengono addirittura i brividi: «Raffigura la terribile verità dei poveracci».

A presto.

Edoardo Varini

(16/04/2012)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *