Avevamo i telefoni bianchi, ora bianche sono le poltrone. Ed è ancora peggio

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Avevamo i telefoni bianchi, ora bianche sono le poltrone. Ed è ancora peggio

Sarà capitato tre volte al nostro premier di imbroccarla. Non parlo a livello di fare: un provvedimento equo, opportuno e tempestivo nei suoi tanti, troppi mesi di governo io non lo ricordo. Parlo a livello di dire. Questa volta l’aveva detta giusta, domenica pomeriggio, dalla presentatrice più sbiancata dalle luci di studio che mai si sia veduta, sopra poltrone bianche che più candide non potrebbero essere, come i telefoni che danno il nome al cinema più sciocco dell’era fascista.

Il segno della distinzione dell’indistinto: in cui non capisci dove finiscono le personalissime menate di un’attrice in disarmo e le prospettive di un presidente del Consiglio, che teoricamente dovrebbero essere anche quella della sua nazione e invece sono solo gossip, ammiccamento, ostentazione di appartenenza al circo.

Un circo che prevede – ha ragionissima Pietrangelo Buttafuoco – un patto con il proprietario di quella televisione ospitante, che teoricamente dovrebbe essere il tuo più fiero avversario e invece ti offre quel palcoscenico per garantirsi la sopravvivenza dell’azienda, dei famosi “posti di lavoro” però suoi: dei posti di lavoro che in tutte le altre aziende italiane non si creeranno mai per colpa di questo inveterato inciucio pare non freghi nulla ad alcuno.

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Berlusconi che ti sceglie i candidati alle amministrative per perdere: una cosa evidente, sotto gli occhi di tutti. «È la prosecuzione in un’altra epoca del badoglismo: la guerra continua, ma l’alleato è diventato il nemico», scrive Pietrangelo: ed io non cerco una definizione migliore della logica opportunistica che informa da sempre la politica italiana, perché una definizione migliore non c’è. È quello. È quella cosa lì. Il voltafaccia sfacciato, che è il voltafaccia seguito dalla più completa incapacità di gestirlo con un minimo di dignità. Badoglio che dopo l’armistizio non difende Roma e l’Italia dalla ritorsione nazista, Berlusconi che dopo aver dichiarato morto il Patto del Nazareno lo tiene vivo a colpi di marchette.

Ma torniamo alla cosa giusta che aveva detto Renzi: «La guerra è una parola terribile. Non è in programma una missione militare italiana in Libia. Se c’è necessità di intervenire l’Italia non si tira indietro ma la guerra è una cosa seria, bisogna avere molto rispetto per le parole. Con cinquemila uomini a fare l’invasione della Libia l’Italia con me presidente non ci va». Non poteva durare. La coerenza e la ragione, il nerbo soprattutto, non gli appartengono. Eccolo dunque l’altrieri, infatuato di bellicismo gallico dopo il bilaterale con Hollande, uscirsene con un: «I libici sappiano che il tempo a loro disposizione non è infinito». I libici? Tempo per fare cosa? Un governo democratico? In mezzo a fiumi di fuoristrada con lanciarazzi e mitraglie? Sennò arrivano i nostri quattro gatti coi cannoni? Oppure il drone ammazzatutti da Sigonella?

Chiacchiere. Buone solo per essere sparate sui giornali il giorno dopo. Io sono davvero stufo di questa politica delle poltrone bianche, di sentir dire che nascere in Italia è una grandissima fortuna perché hai la più grande biodiversità del mondo ma se la godono in quattro – tra cui quel fenomeno coi baffi che la va dicendo – io sono stufo di questa irriverenza verso il popolo sovrano. Non abbiamo il pane è stiamo a dibattere col cipiglio se sia meglio il caviale Beluga o l’Ossietra. Ma perché una risata non vi ha ancora sepolti? E non lo chiedo così per dire, credetemi. Lo faccio perché suppongo di condividere con molti il ragionevole sospetto che non sarà dalle vostre poltrone bianche che risorgerà la salma della Democrazia.

A presto. 

Edoardo Varini

(09/03/2016)

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