Babar a Marylebone High Street

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Babar a Marylebone High Street, o della decrescita

Lo ammetto, fino ad oggi non sapevo chi fosse James Daunt. Ora, oltre a saperlo – è l’amministratore delegato della storica catena di librerie inglese Waterstone’s – provo per lui una profonda simpatia. Perché uno che dice che: «Amazon è un demone spietato ed avido cui nulla importa del consumatore» è uno che ha capito che questa della globalizzazione dei consumi e dell’omologazione culturale non è più una questione tra le tante: è la prima da affrontare sulla via di una rifondazione del nostro modo di vivere e di pensare, una rifondazione resasi ormai improcrastinabile. 

A prima vista, questo 48enne della buona borghesia londinese non ha fatto nulla di così straordinario. Ha semplicemente stabilito che d’ora in poi «ciascuna delle 300 librerie dell’azienda dovrà essere perfettamente inserita nella realtà locale», e dal momento che ogni realtà locale è diversa, anche ogni libreria lo sarà.

Ad affidargli la direzione è stato il miliardario russo Alexander Mamut, affascinato da quanto già realizzato da Daunt nel mondo delle vendite librarie: sei edwardian bookshops con scaffalature di quercia e graziosi lucernari in «Marylebone High Street, London. We also have shops in Chelsea, Holland Park, Cheapside, Hampstead and Belsize Park». Lo leggiamo sul sito. E in queste librerie accade una cosa che dapprima pare avversa al cliente ma che in realtà è una sorta di garanzia contro l’omologazione di cui dicevamo: non si fanno sconti.

Per comprenderlo basta pensarci un istante: lo sconto non è forse la prima regola del marketing? E qualcuno pensa che il marketing sia un’attività a favore del cliente? Uno dei più grandi venditori del pianeta, Kevin Hillstrom, lo disse chiaro: « Gli sconti sono la nostra arma finanziaria di distruzione di massa. Sono delle mine piazzate sotto i brand per renderli irrilevanti». Permettetemi a questo riguardo una nota personale. Anch’io, da editore, mi chiedo a volte se sarebbe il caso di fare degli sconti. Ma poi mi dico di no. Mi rispondo che è una questione di rispetto, verso di me e verso i miei clienti. Se sconto, significa che quando ho deciso il prezzo di copertina non li ho rispettati. Oppure sconto perché la necessità mi spinge a svilire il mio lavoro, perché ho sbagliato qualcosa. Se sconto è perché non ho un brand, perché non ho uno stile.

Nella catena di Daunt accade un’altra cosa ormai talmente insolita da costituire una vera rarità: i librai amano i libri. Riassumendo: in un quartiere con molti bambini vi sarà una libreria con le scaffalature magari non di quercia e senza graziosi lucernari e tuttavia sicuramente elegante e ben curata in cui un libraio che ama i libri venderà – è facile immaginare, con un sorriso, perché solitamente chi ama il proprio lavoro, nel farlo, sorride – un libro, magari illustrato, a un piccolo acquirente.

Quel libro potrebbe essere… vediamo… Babar en Famille…. Ma siamo a Londra e dunque Babar at home.

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“A casa”. Sentirsi a casa. Sentirsi a proprio agio in un ambiente. E questo, oggigiorno più che mai, è anche un discorso economico. Ce lo spiega con la stessa luminosa grazia del lucernario degli edwardian bookshops l’economista francese Serge Latouche: «L’economia dev’essere rimessa al suo posto come semplice mezzo della vita umana e non come fine ultimo. Bisogna rinunciare a questa folle corsa verso un consumo sempre maggiore. Ciò non è solo necessario per evitare la distruzione definitiva delle condizioni di vita sulla Terra ma anche e soprattutto per fare uscire l’umanità dalla miseria psichica e morale. Si tratta di una vera decolonizzazione del nostro immaginario e di una diseconomicizzazione delle menti indispensabille per cambiare davvero il mondo, prima che il cambiamento, il mondo, ce lo imponga nel dolore. Bisogna cominciare con il vedere le cose in altro modo perché possano diventare altre, perché sia possibile concepire soluzioni veramente originali e innovatrici. Si tratta di mettere al centro della vita umana altri significati e altre ragioni d’essere che l’espansione della produzione e del consumo».

A presto. 

Edoardo Varini 

(29/02/2012)

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