Barclays, la calzamaglia di Gianni Magni, il cagnolone in luglio

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Barclays, la calzamaglia di Gianni Magni, il cagnolone in luglio

Una cara amica mi chiede un articolo sullo scandalo Libor, e siccome amico, come diceva Camillo Sbarbaro, «è chi non può stare in silenzio»: l’articolo eccolo. È finita nell’occhio del ciclone l’ultima banca privata britannica, Barclays, la terza del paese. L’a.d. Bob Diamond e il presidente Marcus Angius, i vertici della società, hanno già presentato le dimissioni.

L’accusa è di avere manipolato dall’agosto 2005 al maggio 2008 il London Interbank Offered Rate, cioè il Libor, per l’appunto, il tasso d’interesse a cui si prestano denaro gli istituti bancari operanti sul circuito interbancario londinese. Eh sì, perché a volte capita anche alle banche di essere in crisi di liquidità. Questi prestiti li effettuano solitamente di notte, a mercati chiusi. In calzamaglia nera, come i mimi e il ladri, come Gianni Magni, il fondatore dei Gufi, che gli è uscita la morte da dietro il Duomo in un giorno di luglio come questo. E  gli è uscita che non avrebbe saputo dire se più bonaria o assonnata, quasi come Il grande cane in piazza in una giornata di sole di Buzzati. Ma divago. Il Libor, dicevamo…

Il tasso di riferimento dei mercati interbancari esiste per 15 periodi (da overnight a 12 mesi) e in 10 diverse valute, e a pubblicarne i valori è la British Banker’s Association, ogni giorno, alle 11.45 London time.

Sono valori importanti, perché è in base ad essi che vengono regolati miliardi e miliardi di dollari di prestiti e di prodotti derivati. Manipolare il Libor è come duplicare la chiave del deposito di Paperon de’Paperoni. Se non ti vengono scrupoli morali, e sei un banchiere, hai risolto tutti i tuoi problemi.

Ha ragione da vendere David Cameron a definire l’intera vicenda “uno scandalo raccapricciante”, ma spero per lui e per i suoi connazionali e in fondo anche per tutti noi, che non siano vere le affermazioni dello stesso Diamond riguardo a un diretto coinvolgimento della Bank of England e di alcuni esponenti del governo laburista di Gordon Brown.

Per scoprire la verità sul Liborgate è stata istituita un’apposita commissione parlamentare che non mancherà – sono le parole di Cameron – «di punire in modo appropriato i banchieri che dovranno essere puniti».

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Un po’ di verità, in realtà, parrebbe essere già emersa, e proprio nelle parole di Bob Diamond riguardo a una quindicina di mail inviate dagli uffici di Barclays ai due principali organi di controllo dei mercati finanziari: la Security and Exchange Commission e la Financial Services Authority, la Bank of England e alla Federal Reserve.

Questa la testimonianza di Diamond alla commissione ministeriale pubblicata ieri dal “Guardian”:

«Quando lessi le mail di quei trader mi ammalai, fisicamente. Un comportamento riprensibile e se voi mi chiedeste se c’è materia di indagine vi risponderei “assolutamente sì”».

Ad interrogarlo è stato Andrew Tyrie, un parlamentare conservatore incaricato di presiedere la commissione. Il suo commento: «Bob Diamond dice che non ne sapeva nulla fino a un mese fa, la qual cosa a me pare molto sospetta. Abbiamo anche appreso che il Chief Operating Officer ricevette un appunto dal suo capo che gli chiedeva di manipolare il tasso Libor e che tuttavia non lo sfiorò nemmeno il pensiero di capire che intendesse dire, e far fare. Ovviamente oggi Diamond dice che si parlava d’altro».

Perché nella lista nera degli istituti coinvolti non vediamo quelli italiani e spagnoli? Perché qui si è andato nei decenni affermando il concetto di banca commerciale, basata cioè sulla raccolta e sul riutilizzo dei capitali della clientela. Le banche anglosassoni invece, e diverse altre banche internazionali, traggono la maggior parte degli utili da operazioni finanziarie. Sono banche come Royal Bank of Scotland, Deutsche Bank, JpMorgan Chase, Citigroup, Ubs, Credit Suisse, Bank of Tokyo-Mitsubishi Ufj, Hsbc, Mizuho Financial a poter trarre enormi guadagni da una minima manipolazione dei tassi.

Barclays a fine 2011 deteneva 654 miliardi di derivati, pari al 34,5% dell’attivo. Per dare un’idea, l’attivo derivante dai derivati a Intesa San Paolo è pari all’8,1%. Non si può dire che sia la stessa cosa. Aggiungiamo anche, che, paradossalmente, Basilea 3, elevando i vincoli di liquidità e di patrimonializzazione richiesti non ha fatto altro che penalizzare il primo tipo di banca, quella commerciale, che è poi l’unica ad aiutare (o a poter aiutare, meglio, qualora lo volesse) direttamente la ripresa economica. Problemi di liquidità le banche d’investimento non ne avranno mai, almeno finché non mancheranno i duplicatori di chiavi, le carriole e i bassotti.

Il parlamentare laburista John Mann ha chiesto a Diamond che ne era stato dei tre principi fondativi quaccheri della banca: «onestà, integrità e correttezza» e si è offerto di tatuarglieli sulle nocche delle dita. Ma Bob ha risposto che onestamente erano stati questi i principi ispiratori della sua vita. Come non credergli?

La Barclays fu fondata a Londra nell’aprile del 1690 da due eminenti quaccheri: John Freame e Thomas Gould (Barclays è il nome del genero di Freame, che entrò in società nel 1728). Nel 1713 Freame pubblicò un libro originariamente pensato esclusivamente per l’educazione dei suoi figli, in cui si legge che «il lavoro etico assicura all’impresa un flusso costante di reddito». Bob Diamond non l’ha letto. Sicuro. Si stava infilando la calzamaglia nera, come le pupille che forse non sono né assonnate né bonarie ma semplicemente sconsolate del cagnolone buzzatiano. 

A presto. 

Edoardo Varini

(05/07/2012)

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