BB, gli struzzi e lo stratega farlocco

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BB, gli struzzi e lo stratega farlocco

Il bollettino mensile della BCE è un bollettino di guerra. Per l’esattezza è il bollettino di guerra di Cadorna del 28 ottobre 1917, dopo la disfatta di Caporetto: «La mancata resistenza di reparti della II Armata, vilmente ritiratisi senza combattere, ignominiosamente arresisi al nemico o dandosi codardamente alla fuga, ha permesso alle forze austrogermaniche di rompere la nostra ala del fronte Giulia».

Il colpevole, lo stratega farlocco, che accusa le vittime, i soldati al macello. «La crisi economica e finanziaria  continua a gravare sul mercato del lavoro nell’area dell’euro. Nel quarto trimestre del 2012 l’occupazione è diminuita ancora, mentre il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere, raggiungendo livelli senza precedenti. Secondo varie stime, sia il tasso di disoccupazione strutturale sia l’unemployment gap sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni. I dati delle indagini segnalano un ulteriore calo dei posti di lavoro nel primo trimestre del 2013».

Sarebbe bello che la BCE non stesse ad ascoltare il governatore della Bundesbank e che procedesse alla svalutazione competitiva. Che non si preoccupasse soltanto della stabilità dei prezzi e di contenere il tasso d’inflazione sotto il 2% ma che si curasse anche degli effetti che il perseguimento di un tale obiettivo provoca. Se l’austerity affossa la domanda interna come si incrementerà la domanda esterna in tempi brevi, necessariamente brevi, se non con una valuta più competitiva? E se non cresce la domanda come potrà riprendersi l’occupazione?

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L’Italia ha 6,7 milioni di uomini e donne “collocate ai margini del mondo del lavoro” dicono i giornali, cioè persone che non riescono più a far fronte ai bisogni minimi, persone che avrebbero bisogno di un sussidio di sopravvivenza che non c’è. I disoccupati di lunga durata, vale a dire coloro che da oltre un anno non trovano un impiego, in Europa sono più di 11 milioni, il 4,6% della popolazione attiva.

I dati statistici ci dicono che la probabilità di finire in questo novero, una volta perduto il lavoro, sono tre su quattro. Quel che accadrà loro trascorso un altro anno non si sa, le statistiche si fermano prima. Una verità troppo triste, una verità troppo scomoda, che fa paura anche ai numeri. I paesi europei che davanti a questo colossale problema sanno solo infilare la testa nella sabbia sono 7 su 26 e l’Italia non poteva mancare.

Ora vedremo BB, la strana coppia, dopo l’accordo sul Quirinale. E quando vedremo il nuovo? Molto poi. 

A presto. 

Edoardo Varini

(12/04/2013)

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