Berlusconi e i poliziotti plaudenti: una redenzione ridicola e l’altra derisa

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Berlusconi e i poliziotti plaudenti: una redenzione ridicola e l’altra derisa

Per quanto dubiti che chi non abbia letto la bretoniana Antologia dello humour nero possa pienamente intendere le arguzie e i virtuosismi filosofici del caro amico Massimo Bertani, e soprattutto in un articolo (quello sulla mostra di Piero Manzoni a Palazzo Reale) che di quello humour nomina un dioscuro, il “divin marchese” Donatien-Alphonse-François De Sade, non mi sento di sperarlo e di escluderlo.

L’altro dioscuro, il corifeo, l’esarca dell’infinito sprezzo verso tutto ciò sia poco meno che estremo, ha per nome mortale Isidore Lucien Ducasse, e per immortale “Conte di Lautréamont”. Li troviamo congiunti in uno splendido saggio di Maurice Blanchot, appunto Lautréamont e Sade, in cui vorremmo non leggere e leggiamo che la letteratura è come il libertinaggio: nasce per negazione. La prima per negazione della vita, la seconda per negazione della virtù.

Sono annientamenti che anelano però una redenzione.

Venendo all’oggi, alle prime pagine dei giornali dell’oggi, notiamo, non senza un poco di sconcerto, che anche qui si parla di due redenzioni. Ma questa volta non anelate: la prima ridicola e la seconda derisa.

La prima riguarderebbe un settantottenne costretto ad assistere anziani malati di Alzhaimer in ragione di una condanna per evasione fiscale. E così potrà essere rieducato da una sorta di annacquato “Trattamento Ludovico” di Arancia meccanica, che tuttavia parimenti porterà il reo a fine terapia quasi certamente a provar nausea nell’allungare una mano verso una donna o nel mettersi una manciata di euro in saccoccia.


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La seconda redenzione, quella derisa, riguarderebbe gli agenti condannati per la morte del diciottenne Federico Aldrovandi, direttamente, con 5 minuti di ovazione. Al Congresso nazionale del sindacato autonomo di polizia, il cui neosegretario generale riesce senza arrossire a dire che: «L’onorabilità della Polizia di Stato è stata irrimediabilmente vilipesa e solo una operazione di verità sarà in grado di riscattare il danno patito. Alla stessa stregua i nostri colleghi, ingiustamente condannati, hanno patito un danno infinito».

I colleghi “ingiustamente condannati”, quella notte di fine settembre di nove anni fa, dissero alla centrale operativa: «L’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so… è mezzo morto». Bastonato fino a rompere i manganelli. Oppure possiamo credere alla difesa, che i manganelli siano stati rotti da un calcio di Federico. Ma dopo aver creduto questo a cos’altro potremmo non credere?

Lasciate che vi dica una cosa, difensori dell’ordine plaudenti: ma non provate nemmeno un po’ di pena davanti al cadavere martoriato di quel ragazzo, peggio di quello di Cristo? Davanti alla sua testa per sempre silenziosa circonfusa dal sangue? Avete figli? E occhi per vederli? E non vi è scattata, quando li avete avuti, un’infinita tenerezza verso ciò che è più fragile? E con la sua fragilità vi guarda?

A presto

Edoardo Varini

(30/04/2014)

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