Per i candidati commissari UE nessun conflitto d’interesse: solo malafede

I clown non sono tutti variopinti e con il naso rosso. Vi sono anche quelli inamidati, biancovestiti e con il cappello a punta. Sono i clown bianchi, tristi, lunari e che si prendono terribilmente sul serio.

Quelli che sanno tutto o che dicono di sapere tutto e che per questo si sentono in diritto di normare il mondo. Un mondo che nel nostro caso è un continente: l’Europa.

Nel nostro caso i clown bianchi sono solitamente grigiovestiti, se uomini, e con tailleurini tinta pastello se donne. Nel nostro caso i clown bianchi sono i 28 commissari della Commissione Europea, uno per ogni Paese componente l’Unione.

A ciascuno di loro, per un quinquennio, è affidata la responsabilità di un settore specifico, fatta eccezione per Jean Claude Junker, l’inarrivabile Presidente.

Agli affari Economici, per fare un esempio, abbiamo il famigerato Moscovici, agli Affari Esteri Federica Mogherini da Roma, a cui il suo stesso padrino politico, Matteo Renzi, non è riuscito ad attribuire di recente che un giudizio veracemente impietoso: «La sua influenza sui più importanti dossier è stata prossima allo zero».

Ma all’epoca contava solo bloccare Enrico Letta. Troppa miseria, «Tiremm innanz», torniamo all’oggi.

Bene, il portavoce della Commissione Europea, il greco Margaritis Schinas, a chi pochi giorni fa gli chiedeva dei possibili conflitti di interesse circa la candidatura dei commissari alle elezioni del 26 maggio rispondeva perentorio:

«Non c’è nulla di sbagliato nella democrazia europea, nessuno ne deve avere paura, è un privilegio unico che noi europei abbiamo e che ci permette di poter eleggere i rappresentanti al Parlamento europeo. La Commissione europea non farà campagna elettorale, noi siamo un’istituzione che garantirà che il clima generale che accompagna il processo elettorale sia corretto in termini di trasparenza, finanziamento, regole del gioco, disinformazione e fake news».

Poi però… Perché il problema della Commissione Europea è che c’è quasi sempre un «poi però».

Poi però ha aggiunto:

«Abbiamo cambiato il codice di condotta che ora permette ai nostri commissari di fare campagna per le elezioni del Parlamento europeo senza doversi dimettere, questo non deve scioccare nessuno e la stessa cosa accade anche per i ministri nazionali che non devono dimettersi. Abbiamo delle regole e dei regolamenti che sono stati adottati e presentati qui pubblicamente per meglio strutturare il lavoro di questi commissari durante questo periodo e la loro priorità sarà sempre il lavoro in qualità di commissari».

Ora, il clown bianco è un personaggio triste e malvoluto, in qualunque Paese abbia una tradizione circense. Sul Lungosenna lo chiamano Pierrot ed è l’incarnazione di una malinconia malata che nulla può scalfire.

Gli affiderebbe qualcuno la risurrezione di intere nazioni? Di un intero continente?

I nostri Pierrot, quelli della Commissione Europea, si incipriano pure il volto di malafede. Li voteranno, li voteremo ancora il 26 maggio?

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