Sono candidato nella lista “Pavia ideale – Fracassi Sindaco”

Per ragioni ideali, come nel nome, e culturali, dal momento che sono, che siamo noi tutti, capaci di una cultura fatte di idee

 di Edoardo Varini

 “La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo. Il colonnello Mathieu, comandante dei parà francesi inviato oltremare a riportare l’ordine, dice a un suo collaboratore: «Ma perché i Sartre nascono tutti dall’altra parte?».

E la risposta è molo semplice, anche se nel film resta sospesa, assurgendo in tal modo, falsamente, a metafisica verità.

Il perché è che nessuno, a destra, ha mai avuto il coraggio di contestare questa sesquipedale fesseria. È accaduto in maniera elitaria, in ristretti circoli sparsi per il mondo ma mai si è tentato di farlo rivolgendosi al popolo.

E dal momento che io sono popolo e non potrò mai dir nulla senza rivolgermi a esso, ci provo.

Non è affatto impossibile, tutt’altro, ma occorre molta autonomia di pensiero ed una certa dose di coraggio, perché l’indistinto sa difendersi con la confusione, che è il nemico più difficile da combattere.

Andrò per le spicce, ma così ci capiamo.

Esiste un principio fisico, il secondo della termodinamica, che dice che l’universo, tramite le trasformazioni spontanee, tende verso lo stato più probabile, che è quello di massimo disordine, cioè di massima entropia.

Per capirci, se cade una goccia di inchiostro questa si diffonde nell’ambiente circostante Ma se volete ritornare a quella goccia di puro inchiostro dovrete farlo con energia esterna. È energeticamente più dispendioso e dunque improbabile.

Voi capite che se io elogio l’indistinto le probabilità che il mio pensiero si diffonda sono maggiori. Se elogio al contrario il distinto, dei valori, o comunque qualcosa che separa il vero dal falso o, chessò, il bene dal male ed il grano dal loglio, faccio qualcosa che richiede più energia, più fatica, qualcosa che in natura è più improbabile e dunque difficile.

Ma è la cosa da fare, è in fondo ciò che ci distingue dalle bestie. Noi, noi uomini, sappiamo darci un sistema valoriale e pianificare il nostro futuro.

Provate a pensare che cosa vogliono gli urlatori anti ordine: la libertà assoluta, che è un altro nome del caos. La libertà, in termini assoluti, non è un valore. Sono i vincoli che scegliamo di avere la nostra ricchezza.

È per questo che la volpe chiede al Piccolo Principe di addomesticarla. E lui risponde: «Che cosa vuol dire “addomesticami”?». «Creare di legami». E più avanti, sempre il Principe: «Ma ora che sei addomesticata quando partirai piangerò. Che cosa ci guadagni?». E la volpe rispose: «Il colore dl grano». Cioè la vita. Tutto.

Bene, il 26 maggio nella mia città si terranno le elezioni amministrative. Mi presenterò nella lista “Pavia ideale – Fracassi sindaco”, di destra. Dove destra non significa né che sta con i ricchi né che è reazionaria e nemmeno conservatorista.

Significa soltanto che crede più vivibile ed umana una società che abbia un ordine. Che non è un ordine poliziesco è un ordine valoriale.

Una lista composta da persone che sanno che i colori, vale a dire una pienezza di vita (curiosamente una delle liste contrapposte alla mia si chiama proprio “Pavia a colori”) non nascono dall’idolatrare un’idea di libertà smisurata, bensì il su contrario, ed è la sola cosa che la renda umana. Umana sta per vivibile. L’altra è una disumana astrazione ed ogni volta che il poter costituito ne ha fatto un vessillo ha prodotto devastazione e morte. E la loro sorella che ne è prefigurazione: la povertà.

Scrive il filosofo Galimberti: «Il greco non ama il dolore; ama la vita e tutto quanto può concorrere ad accrescerla e a potenziarla, ma, a differenza di noi moderni, con misura (katà métron), perché, senza misura, ogni virtù degenera».

Noi di centro destra, in particolare noi della Lega, poiché è questo il mio partito, vogliamo questo.

Come vedete è un’idea di vita e di società assai più colta di quella della sinistra attuale che va a braccetto con il capitalismo trionfante, che appunto vuole l’indistinto, una massa di compratori apolidi e perciò migranti.

Dunque, quel che io intendo fare, il mio principale contributo, se eletto, sarà quello di ridare vita a quella che chiamiamo “cultura classica”.

Qui, nella mia città, a Pavia.

 

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