Caro Orban, rompa pure! Tanto paga Madame Lagarde

di Tino Prodi

Quando manca uno per fare cento, quell’uno conta più degli altri novantanove. Il premier ungherese Orban lo sa e ne approfitta per evitare che il politically correct della Ue infetti la sua Ungheria, e blocca il Bilancio Europeo, che serve per finanziare una parte del Recovery Fund e come garanzia per l’altra.

Ma per approvare il Bilancio occorre l’unanimità ed è proprio questo meccanismo, pensato dai padri (miopi) dell’Europa, che si rivolta contro gli “illuminati” di Bruxelles. Si è arrabbiato molto persino il sempre frizzante presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, che ha proposto una riforma dei trattati Ue per eliminare il diritto di veto in tutti gli ambiti della politica dell’Unione.

Altrimenti gli Orban fermano tutto. Ma torniamo alla questione del Recovery Fund. Il punto è: cosa c’entrano i diritti umani con gli aiuti economici? Quando un malato arriva al pronto soccorso prima di farlo entrare gli chiedono se è politically correct? E, soprattutto, quando nel 2011 la Merkel e Sarkozy decisero di devastare economicamente la Grecia, rispettarono forse i diritti umani? Il diritto alla salute? Il diritto al lavoro?

Suvvia! Il “rispetto dei diritti umani”, sacrosanto di per sé, in questa vicenda è una scusa per imporre uno standard giuridico a paesi che non lo hanno (ancora) votato. Dunque è un ricatto bello e buono, a cui Orban risponde con un altro ricatto. E allora Bruxelles inizia a pensare di abolire il voto all’unanimità per passare alle votazioni a maggioranza, come accade in democrazia, che è poi quella cosa di cui a Napoli, ultima vera scuola filosofica rimasta al mondo, dicono che è il sistema con cui dieci fessi contano più di nove intelligenti (ogni pensiero sui burocrati di Bruxelles è indipendente dalla volontà di chi scrive).

Se Orban non cede, i soldi del Recovery non arrivano. Dunque cosa fare? Ci penserà madame Lagarde, in occasione del suo prossimo defilé (pardon, conferenza stampa di politica monetaria della Bce) a mettere un po’ di soldi sul piatto. Tanto non li deve chiedere a nessuno, semplicemente li stampa.

Madame Chanel forse annuncerà un aumento e/o una maggior durata del PEPP (il programma di emergenza di acquisti di obbligazioni e titoli di Stato, non l’allenatore Guardiola) e del TLTRO (prestiti alle banche), da pronunciare rigorosamente “teltiarò”, perché la Signora ci tiene a ricordarci che, se vuole sa comportarsi da yankee, (per forza, mica per niente è stata presidente del Fondo Monetario Internazionale, che sta notoriamente a New York). E come cantava Liza Minnelli, «Se ce la fai qui (a New York), ce la puoi fare ovunque!». Coraggio Madame Lagarde, ce la farà anche lei!

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