Ci risiamo. Il malaffare protervo che ti irride

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Ci risiamo. Il malaffare protervo che ti irride 

«Non è di maggio, questa impura aria, / che il buio giardino straniero / fa ancora più buio, o l’abbaglia / con cieche schiarite»: è l’incipit delle pasoliniane Ceneri di Gramsci.  Ed è anche l’incipit delle cronache d’oggi, desolanti. È davvero un «autunnale maggio».

Ci risiamo. Il malaffare protervo che ti irride. I sette arresti di ieri operati dalla Procura di Milano per smantellare la “cupola” che si spartiva i lavori e le mazzette legati all’Expo 2015 non è vero che non dicono niente di nuovo. Dicono che il nostro paese è così marcio da non vergognarsene più.

Nel nostro paese i condannati per corruzione non perdono credito, l’aumentano. Come se avessero dimostrato di saper fare ciò che tutti vorrebbero fare: rubare. Trovare la scorciatoia verso i soldi, come la trovano i batteri e i virus infettanti verso le cellule sane nella cancrena.

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La “squadra” si ritrovava a Milano, in via Andrea Doria, presso il “Circolo culturale Tommaso Moro”, uno che ebbe a scrivere di un’isola ideale, Utopia, in cui la proprietà privata era illegale e la terra la si doveva lavorare tutti, ogni due anni, nessuno escluso.

Per non dimenticarsi dell’unica cosa che ci dà un senso esatto della rettitudine: la fatica. Se non hai mai piegato la schiena non sai che cosa significhi averla diritta.

È anche il problema di molti politici, di quelli che noi con voce troppo servile chiamiamo “classe dirigente”. Sospetto, magari sbagliando, che Gianstefano Frigerio, Primo Greganti, Angelo Paris, Luigi Grillo, Antonio Rognoni, Enrico Maltauro, Sergio Cattozzo di fatica nella vita ne abbiano fatta poca.

Sono arrivati in sordina dal ventre della balena bianca, dalle piazze rosse con i passaggi segreti verso i caveau delle banche svizzere, dalle schiere degli italoforzisti, i garanti della «fondamentale attività di copertura e protezione politica in favore sia degli imprenditori di riferimento del sodalizio sia dei pubblici ufficiali investiti di poteri decisionali in seno alle stazioni appaltanti», come leggiamo nell’ordinanza.

Tanti soldi così non li avevano mai visti. E allora non resta che fare «strepitose intese» e spartirseli. E dire che chi indaga vuole distruggere tutto. E lasciare intendere che senza corruzione non si mangia. Ma una verità che vale solo per chi la dice, è una bugia.

A presto. 

Edoardo Varini

(14/05/2014)

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