Dal coro di voci bianche Renzi come Tsipras: l’Italia come la Grecia?

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Dal coro di voci bianche Renzi come Tsipras: l’Italia come la Grecia?

A rieccolo, lo spaccone, dalla Reggia di Caserta, in mezzo al coro di voci bianche del San Carlo, dove, ammettiamolo, male non sta. Né lui né la ministra della Difesa Pinotti né il Ministro della Cultura Francheschini. No, lì proprio male non stanno, anzi, possiamo dire che sia il loro luogo naturale? Che sia un primo momento di autocoscienza governativo?

Pare ci si sia accorti oggi che senza revisione del fiscal compact le promesse economiche del premier per il 2017 e il 2018 diventano la saga di Hyperion, fantascienza pura. Lo si sa da sempre. Ed a sentire dalla reggia vanvitelliana il fiorentin smargiasso ti par di risentire Tsipras che fa la voce grossa nel febbraio scorso.

Alexis che dopo aver tentato di dettare le condizioni alla UE provando a mettere al margine della trattativa il Fondo Monetario Internazionale perché la questione era politica (riporto: «La Grecia vuole pagare il suo debito ma vuole raggiungere un’intesa comune con i partner per l’interesse di tutti: il problema del debito greco non è economico ma politico») ora si trova in religiosa attesa dei voleri del “garante tecnico” di Berlino, proprio quell’FMI cui non importeranno minimamente né la politica, né i bisogni di un popolo, né la sua dignità.

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Renzi sa benissimo ma colpevolmente, disperatamente non dice, che la Commissione UE questa revisione non ha alcuna intenzione di farla. Perché il massimo che poteva fare l’ha già fatto sulla Legge di stabilità 2016. Altro grasso non c’è.

Il suo presidente, Junker, qualche giorno fa: «Probabilmente a fine febbraio mi recherò in Italia, perché l’atmosfera tra Roma e la Commissione non è delle migliori. Ritengo che il primo ministro italiano, che amo molto, abbia torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione, non capisco perché lo faccia. Sono stato molto sorpreso che alla fine del semestre di presidenza italiana Renzi abbia detto davanti al Parlamento che è stato lui ad aver introdotto la flessibilità, perché sono stato io». Renzi ribatte che sì, che però noi l’abbiamo chiesto molto: un bravo mendicante.

Ma un mendicante che fa la voce grossa: «L’Italia deve farsi sentire e far capire, con la gentilezza che le è propria, che è finito il tempo in cui ci telecomandavano da fuori. Non dobbiamo solo cantare l’inno alla gioia, l’inno europeo, ma essere anche capaci in casa nostra di rimettere a posto le cose».

A parte le solite smancerie di prassi, «il che amo molto» di Junker riferito a Renzi ed il «con la gentilezza che le è propria» riferito dal nostro premier alla richiesta italiana, il problema resta gravissimo e di fatto insormontabile: i conti non tornano ed a decidere non sarà Renzi più di quanto non sia stato Tsipras. Ma non lo sentite, italiani, un brivido lungo la schiena?

Edoardo Varini

(17/01/2016)

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