De humana physiognomonia e del social network

alt

De humana physiognomonia e del social network

Pur senza poter vantare la sapienza fisiognomica di un Giovan Battista Della Porta, ardisco dire che se al posto del “Libro delle facce” ad essere quotata fosse stata la faccia da gran camerlengo dei nerd del suo fondatore – Mark Zuckerberg, qualche anno fa “il più giovane miliardario del mondo” – probabilmente il prezzo di collocamento della sua creatura dal logo smaltato d’azzurro non avrebbe mai raggiunto i 38 dollari. In apertura ieri viaggiava a -12%, in chiusura -10,99%: un fallimento.

Di smalto azzurro sono anche di frequente gli occhi degli automi e delle bambole, come la Coppelia che per la prima volta danzò all’Opéra parigina il 25 maggio del 1870. Occhi innaturalmente cerulei erano pure, a dire il vero, quelli di Zuckerberg sulla copertina di “Times” del dicembre 2010. Occhi così traslucidi che ti viene da chiederti: «Cosa c’è dietro?»

La stessa domanda ti sorge spontanea quando vieni a sapere che i 38 dollari per azione del collocamento nascono dall’aver moltiplicato per 27 volte l’utile reale generato da ciascuno dei 900 milioni di utenti del social network più grande del mondo.

alt

Se poi ti interroghi sulla ragione dell’enormità di quel moltiplicatore, una ragione vera non la trovi, anche se gli analisti corifei del flop ne adducevano due: l’inarrestabile crescita degli iscritti e l’idea che presto o tardi da una simile massa sarebbe necessariamente scaturito un portentoso business. Ma quale? Ovvio, vi risponderebbe il ragazzo dagli occhi di lapislazzulo: la raccolta pubblicitaria. Però… Però qualcosa non deve funzionare, perché il terzo big spender d’America, General Motors, ha appena levato dal piatto 10 milioni di dollari.

A più annunci non corrispondono più vendite: numeri alla mano, non funziona. Se vai su Facebook non è perché vuoi comprare, e dunque non compri. Lo so, ci sono i 557 milioni derivanti dai servizi digitali a pagamento che girano sulla piattaforma, ma sono poca e precaria cosa, a meno che non si pensi di affidare le sorti di un’azienda da 100 miliardi di dollari ad una società di social gaming, Zynga, che tra l’altro sta pensando di mettersi in proprio: on line vedete già la versione beta della sua piattaforma, Zynga.com.

A guardarlo bene, il logo dell’azienda di Menlo Park, California, non è azzurro smaltato ma blu oltremare, così almeno preciserebbe un gran ritrattista aduso ad intingere il pennello negli azzurri, un Maurice Quentin de La Tour, per esempio. Che l’incupimento sia perché volge la sera? Sono le 15.44 e al Nasdaq il symbol FB fa -5,29.

A presto. 

Edoardo Varini 

(22/05/2012)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *