Di Criaco, Bettino, della staffetta e della politica come psicolinguistica

alt

Di Ciriaco, Bettino, della staffetta e della politica come psicolinguistica 

La prima volta che sentii parlare di “staffetta” avevo ventun anni e mi dilettavo a disegnare vignette satiriche che qualche bendisposto redattore di giornali locali aveva talora la bontà di pubblicare. Quella della staffetta non era male, perché era lieve, alla Folon: si vedeva Craxi con un braccio d’arcobaleno dal profilo demitiano. Come a tenerlo fermo incistito lì – l'”intellettuale della Magna Grecia” capace di fare assumere in Rai con delle “pedate atomiche” – ingabbiato da quel braccione socialista di goccioline multicolore sospese. 

Ora, a distanza di ventisette anni, rieccoci con la staffetta, ma questa volta tra politici così piccini che non capisci se siano loro a scambiarsi il testimone o viceversa. Lo dico bonariamente, lo dico con affetto, intendiamoci, senza rimpianto alcuno per il borioso decisionismo dei due protagonisti passati, la loro arroganza da intoccabili, le loro vanaglorie da padroni del vapore.

alt

Va detto che incompetenti lo erano anche quelli. Craxi poté beneficiare di una congiuntura economica incomparabilmente migliore, potremmo quasi dire irripetibile, e sprecò l’occasione. Una borsa quadruplicantesi in un quinquennio (1982-87) una crescita annua del PIL superiore al 2,5% e il botto delle esportazione del “Made in Italy”, un botto vero, da far inanellare un attivo dopo l’altro alla nostra bilancia commerciale.

E l’altro botto, ancora più grande, quello della crescita del settore dei servizi, da cancellare l’egemonia del triangolo industriale Genova-Torino-Milano e consegnare lo scettro a quest’ultima, la capitale finanziaria del paese. Il diffuso benessere della Milano da bere, del rampantismo, che non si capiva come cavolo facessero tutti a stare così bene. E lo si è capito poi: con il completo dissesto della finanza pubblica. Ma questa è un’altra storia, questo è un altro articolo.

Per tornare all’oggi, è semplicemente accaduto che il centrosinistra è tornato a fare il centrosinistra, e lo dico mestamente: un premier via l’altro per fare non si sa bene cosa. Risanare un paese dal culo più molle del Guglielmo Tell di Dalí, che quello bastava una gruccia di legno a sostenerlo e quest’Italia non ne basterebbero mille di adamantio.

Il Presidente del Consiglio in carica pensa sia cosa degna di nota la presentazione del logo della nuova coalizione governativa, “Impegno Italia”: la politica come design. Il premier in pectore dopo il faccia a faccia con il probabile premier uscente rassicura via tweet la Nazione che le parlerà «A viso aperto»: la politica come atteggiamento, come posa. Infine il Presidente di noi sudditi tutti Giorgio che da Lisbona invita a «proseguire sulla strada delle riforme e della responsabilità». A “proseguire”… Qui la politica è da intendersi come psicolinguistica. 

A presto. 

Edoardo Varini

(12/02/2014)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.