Ecce Mario

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Ecce Mario

Di Cecilia Gimenez, l’ottuagenaria sfiguratrice dell’Ecce Homo del Santuario della Misericordia di Borja, provincia di Saragozza, Aragona, possiamo dire con certezza che non sa restaurare.

Sotto le bamboccesche fattezze del Cristo attuale ne stavano altre, prima dello sfregio, opera di un artista locale vissuto a cavallo tra XIX e XX sec., tal Elias Garcia Martinez. Di lui sappiamo che si ispirò a Guido Reni, ed in particolare, a parer mio, alla Testa di Cristo incoronato di spine del Detroit Institute of Arts.

Sul perché in centinaia vengano ad ammirare tal scempio difficile asserire qualcosa di certo. Alcuni dicono che è per curiosità, altri che è per presenziare in un luogo di cui, all’apparenze incomprensibilmente, sta parlando il mondo.

E lo si guarda, quel Figlio di Dio flagellato due volte, ed anche se non lo si dice, si avverte un brivido. Perché solitamente a sfregiare le immagini sacre non sono le nonne che preparano i biscotti e tanto amano i nipotini. Solitamente, per i credenti, è il diavolo. Non ci credete?

Quando il 27 maggio 1972 il geologo australiano Lazlo Toth prese a martellate la Pietà michelangiolesca, Paolo VI non ci mise molto a dire: «Il fumo di Satana è entrato nelle sale dei sacri palazzi». Ecco allora perché tutti là, a vedere gli effetti di quel viso sacro dalla bocca deformata dall’essenza di trementina, dall’acquaragia.

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Perché un conto è sbagliare un restauro, un conto è attribuire a Cristo lo sguardo di una sogliola. Ha un bel rimandare Bonito Oliva alla tradizione barocca spagnola, a Zurbarán: ma qui che ne è del rigorismo plastico propedeutico all’ascesi del Caravaggio dell’Estremadura? Personalmente avrei citato l’espressionismo visionario di El Greco, o il patetismo a tratti granduignolesco di Pedro De Mena, se proprio avessi dovuto trovare un precedente storico ad un’apparizione che della storia è la negazione stessa. Alcuni devoti direbbero che qui l’ispiratore è più oscuro. E noi tutti quantomeno sappiamo ciò che direbbe Paolo VI.

Leggo che la povera Cecilia si è spaventata, al punto da ammalarsi. E che i compaesani hanno cercato di rincuorarla dedicandole un giorno di festa, con tanto di danze e di balli.

E bene hanno fatto. Perché tra le cose trovate a Saragozza, incluso il Manoscritto del conte Potocki, questa è di gran lunga la più perturbante, la più sinistramente insolita. E se fosse capitato a me di dipingere una cosa così avrei ripetuto le parole che Alfonso Van Worden, il protagonista del romanzo del conte, ebbe a dire al padre: «Mio caro padre, credo che avrei avuto una paura enorme».

Quasi come Draghi quando oggi ha sentito il Presidente della Bundesbank Weidmann dire che «distribuire fondi agli stati UE è come distribuire droga» e che «è scabroso mettere un tetto agli spread». Temo che nei prossimi giorni anche il volto di Draghi apparirà deturpato come da un maldestro restauro.

A presto. 

Edoardo Varini

(27/08/2012)

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