Enzo: la nobiltà del sorriso

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Enzo: la nobiltà del sorriso 

Enzo era del ’35, più vecchio di mia madre e più giovane di mio padre, se mio padre ci fosse ancora, mentre sono sedici anni che non c’è più. Enzo non c’è più da qualche ora e non sapendo quanto dura il viaggio verso l’Aldilà non so ancora se si sono incontrati.

So che quando si incontreranno mio padre gli dirà che Vivere è una canzone splendida. Che non è di Jannacci, è una cover del ’76 di una canzone d’epoca fascista di Cesare Bixio, quello di Parlami d’amore Mariù, per intenderci. «Oggi che magnifica giornataaaa, che giornata fi felicitààà… è così? E la mia bella… e la bella… e la bella se n’è andata… m’ha lasciato al fin la libertàààà…. son padrone ancor della mia vita… ‘spetta…».

Un ubriaco uscito da un’osteria con dentro il dolore che gli spaccherà l’anima per la vita. Ma «Vivere sempre così giocondo, ridere delle follie del mondo, ridere finché c’è gioventù, perché la vita è bella e la voglio vivere senza tu».

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Questa la grandezza di Jannacci: li vedo tutti gli scempi di questa vita, le ingiurie recate agli umili e ai reietti, e assegno loro l’unica autentica nobiltà che esista su questa terra, che non è quella del sangue, è quella del sorriso.

Per me, che di Enzo conosco a memoria ogni canzone, da Bambino boma, a Faceva il palo, a Giovanni telegrafista a Veronica, «il primo amor di tutta via Canonica», per me è morto un pezzo di cuore. Sono cresciuto con le sue canzoni, e sarei stato diverso, sarei stato peggiore di quel che sono, senza.

Dovrebbe esserci una legge che impedisce di cantare, di nominare Enzo a chi non rispetta la sofferenza e non divide il proprio pane. Quelli che in televisione ci sta male. Se non ami le Vincenzine e i Mario del mondo, lascialo perdere Jannacci.

Se non rispetti la sofferenza dei tuoi fratelli sei Brutta gente. Magari sei vestito di lino e non conosci la fretta ma nemmeno conosci, da mosca, dov’è la torta verso cui tendere. E un giorno come un altro ti addormenti «senza sapere che c’è sopra. C’è sopra un metro di terra».

A presto. 

Edoardo Varini

(30/03/2013)

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