FCA: puntare sui ricchi, o dell’indecenza

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FCA: Puntare sui ricchi, o dell’indecenza

Speriamo che la neocostituita Fiat Chrysler Automobiles sia meglio del suo logo: raramente ne ho visti di più sciatti. Per fortuna che non verrà apposto sulle automobili.

A pensare che «la questione della sede legale sia secondaria» credo sia solo il nostro premier. Enrico Letta. Penso sia il solo al mondo. La cosa “secondaria” significa che il nostro paese non è più in grado di attrarre capitali e aziende, significa che è un paese morente, visto che la ricchezza di un paese viene in gran parte da lì.

Sede legale in Olanda, domicilio fiscale a Londra, dove stanno andando tutti. La riforma della corporate tax policy avviata dal governo britannico a partire dal 2010 per attirare gli investimenti dall’estero e favorire la “delocalizzazione ” delle multinazionali sta dando i suoi frutti, che sono le mele d’oro del giardino delle Esperidi. 

Il carico fiscale sulle aziende tra i figli di Albione non arriva al 35%. Da noi è il 65,8%, palesemente incompatibile con qualunque idea di sostenibilità, tantomeno di rilancio della produttività e della crescita. È semplicemente un cappio al collo, ed è stato aumentando la stretta che si è portato il paese all’asfissia. Poco alla volta, incuranti di tutto quanto non fosse il proprio interesse privato o di parte.

Non che non vi siano stati i sussulti del corpo, e ad ogni sussulto il bell’italico volto cinto d’alloro dipinto da Overbeck da carneo che era diveniva paonazzo, nell’indifferente indaffararsi di incompetenti boriosi che si pensavano leader.

Anche se sottaciuto resta che il domicilio fiscale londinese è coerente con il Base Erosion and Profit Shifting, che fa in acronimo BEPS, e dal momento che tale programma nasce in contrasto dell’evasione fiscale internazionale fondata su lacune ed asimmetrie normative tra i vari paesi Ocse e non Ocse, è del tutto plausibile che esso condurrà ad uno spostamento effettivo di direzione e controllo del gruppo nel Regno Unito.

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Ma il Regno Unito non ha dato a Fiat 7,6 miliardi di euro nell’ultimo quarto di secolo. Lo ha fatto lo stato italiano, prima come puri e semplici aiuti e poi, dal 1990, con i cosiddetti “Contratti di programma”.

Il neopresidente di Fiat, John Elkann, ha riferito in un’intervista alla “Stampa” che: «Il presidente del Consiglio ha apprezzato il fatto che ora le prospettive dell’auto in Italia sono destinate a crescere e saranno durature. Non poteva non fargli piacere ricevere buone notizie nel momento in cui ce ne sono troppe negative ogni giorno».

In effetti poter confortare Letta è un conforto. 

Marchionne dice che la soluzione sarà puntare sulla “strategia premium” che sarebbe poi puntare sulle auto di alta gamma, cioè sui ricchi, con Maserati, Chrysler e Alfa Romeo, chissà? Perché di auto ai poveri non se ne vendono più.

Il contrario di quanto fece Henry Ford con la Model T, acquistabile dai suoi dipendenti. Diceva: «Fai il miglior prodotto possibile, al minor costo possibile, pagando i massimi stipendi possibili». Temo sia divenuta per Sergio global costruttore: «Fai il miglior prodotto possibile, al maggior costo possibile, pagando i minimi stipendi possibili».

E il triste, l’indecente è che hanno ragione entrambi. La diseguaglianza economica, il divario tra ricchi e poveri, è in costante aumento. Aprite bene le orecchie: «La crescita non serve più a ridurre la povertà». E questo è avvenuto, avviene e – se non rimedieremo – avverrà, per decisione politica. 

A presto

Edoardo Varini

(30 gennaio 2014)

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