Filippo Taddei, cui spiegare le cose dopo, semplicemente

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Filippo Taddei, cui spiegare le cose dopo, semplicemente

«Però tu vedi che succedono le seguenti cose: il numero dei posti di lavoro cresce e contemporaneamente cresce il tasso di disoccupazione, o meglio cala meno di quanto tu vorresti. Perché questo? Perché dal momento che l’economia si riattiva, la gente che prima – si dice dalle mie parti «Gliel’aveva data su» – cioè aveva smesso di cercare lavoro e quindi era inattiva e non disoccupata, adesso comincia a ricercare un lavoro. Ora, per avere un lavoro bisogna ricominciare a cercarlo, e quindi hai un normale aumento della disoccupazione. Se è troppo sofisticato, Centinaio, poi le spiego le cose più semplicemente».

Questo dice all’amico Gian Marco il responsabile economico del Partito Democratico Filippo Taddei, da Bologna – che sarebbe poi il posto nel quale la gente dice «Giel’aveva data su»invece di: «aveva rinunciato» – e lo enuncia commentando gli ultimi dati Istat su crescita, occupazione e disoccupazione. Con quella chiosa sprezzante, di per sé odiosa e villana, da far fatica a trattenere una sberla… (complimenti a Gian Marco per esserci riuscito) ma al di là dell’oltraggiosa boria, lo sprezzante economista sta dicendo cose sensate?

C’è autentica scienza dietro quell’indulgere bonario verso gli incolti con espressioni dialettali per farli sentire a loro agio, per non eccellere troppo, per non umiliare? E in che rapporto sta tale scienza con il rispetto che la cultura dovrebbe insegnare, rispetto manifestamente incompatibile con la tronfia espressione: «Se è troppo sofisticato poi te lo spiego»?

Analizziamo dunque il professorale enunciato: altri modi per capire non abbiamo. La teoria del Taddei sarebbe ordunque attribuire la minimezza (dalle mia parti si dice «al puchisim») del calo della disoccupazione italiana all’aumento del numero di chi cerca lavoro. Aumentando il denominatore… Ma di quale calo parla? Gli ultimi rilevamenti Istat dicono che il tasso di disoccupazione è inchiodato all’11,5%. Dice forse della disoccupazione giovanile? Quella è aumentata dello 0,3% rispetto al mese precedente.


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Il sapiente Filippo sostiene in un solo colpo due sciocchezze: che vi sia stato un calo e che la ridottezza di questo calo sia dovuta all’aumento della popolazione attiva nella cerca, il denominatore di cui parlavamo prima. Per capirci, se prima i disoccupati erano 3 su 30 il tasso di disoccupazione era del 10%. E se aumentiamo la base a 40 che succede? Che il tasso cala al 7,5. Ma come? Ohibò! L’aumento del denominatore dovrebbe far calare la disoccupazione e non aumentarla!

Ma Filippo parlando di disoccupazione intendeva in realtà l’occupazione. Ma perdirindina! Un accademico responsabile economico del partito del premier che non distingue le due? Che si confonde e arrabatta tra termini opposti?

E in effetti parlando di tasso di occupazione avremo che l’aumento del denominatore (coloro che cercano lavoro) lo riduce. A conferma l’Istat ci ha rivelato che c’è stato un calo dello 0,2%. Però c’è stato proprio un calo. Non un aumento inferiore alle attese. Capisci Filippo? Non è aumentata di meno è proprio calata. Immaginati una freccia in su e l’altra in giù. Se è troppo complicato poi ti spiego più semplicemente. Fidati. Non «darla su».

Verifichiamolo sui giovani, quelli cui il fiorentin prodigio vorrebbe dare un bonus di 500 euro per acquistare cultura. L’ipotesi che manchino i soldi per il pane non è contemplata. Né per loro né – ed è la cosa più grave – per i loro padri. Per inciso: giuro che la prima volta che l’ho sentita non ci volevo credere. Ma andiamo avanti.

Calcolando il tasso di disoccupazione giovanile sul totale dei giovani italiani (lasciando dunque da parte chi cerca e chi non cerca) abbiamo un aumento dello 0,1% tra i 15 e i 24 anni e dell0 0,2 tra i 24 ed i 35.

Insomma, caro Filippo Taddei responsabile economico del partito del premier: hai da imparare un sacco di cose. Magari fallo nelle vacanze di Natale. L’educazione, il rispetto, l’economia e una cosa che nei tuoi lidi non è mai andata di moda: l’umiltà.

A presto.

Edoardo Varini

(2/12/2015)

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