Il Pil Usa rimbalza dopo il crollo ma è ancora lontano dai livelli dello scorso anno

Ieri un dato del Pil Usa del terzo e ultimo trimestre che in tempi normali avrebbe fatto gridare al miracolo economico: + 33,1 su base annua rispetto al trimestre precedente. “Su base annua”, è importante saperlo: il Pil americano viene annualizzato, ovvero riferisce quale sarebbe la crescita economica qualora il suo andamento si mantenesse costante per l’anno in corso. Nello stesso periodo dello scorso anno eravamo a 19.200 miliardi di dollari, ora viaggiamo intorno ai 18.600.

Ma da dove veniamo (due rilevazioni trimestrali a meno 30%) e che cosa ci aspetta (lo stallo economico pandemico) permangono due ineludibili questioni.

Alla fine del mese di settembre il Bureau of Economic Analysis ha diffuso la lettura del secondo trimestre del PIL stellestrisce ed il dato, -31,7%, per quanto atteso e solo di poco inferiore alle attese, ha impressionato tutti: è il peggiore dal 1947. Si pensi che nel pieno della crisi finanziaria del 2008 non superò mai l’8%. A determinare la negatività della rilevazione sono stati principalmente il crollo delle spese per consumi (-34,1%, rivisto da -34,6%) e dei profitti aziendali (-11,7%, rivisto dal -13,1%).

In conseguenza della gravità della cirsi determinata dal Covid, il governatore della Fed, Jerome Powell, ha comunicato il cambiamento della politica monetaria finora adottata per il sostegno all’economia, rendendo il valore del 2% non più la soglia oltre la quale alzare i tassi, ma semplicemente un valore “medio” (era lo 0,8 annuo a giugno) accettabile senza prendere ulteriori misure, almeno fintantoché il dato sulla disoccupazione rimarrà così alto (attualmente intorno all’8%).

Gli interventi a sostegno dell’economia hanno fatto triplicare il deficit del bilancio federale in un solo anno fiscale, terminato a settembre, portando il disavanzo ormai oltre il 16% rispetto al Pil.

Secondo il Tesoro la spesa federale nel complesso è aumentata del 47,3%, a 6.550 miliardi di dollari. Il CaresAct di marzo ammontava a 2.200 miliardi di dollari ed il pacchetto di aiuti proposto da Trump in discussione ora al Congresso comporta una spesa analoga.

La cosa più preoccupante è la crisi del settore industriale, il vero traino dell’economia, al di là della stratosferiche prestazioni di borsa dei titoli della Internet economy. Solamente il mancato rinnovo del piano di rilancio dell’industria dell’aviazione ha spinto le compagnie del settore a mettere in aspettativa forzata 32.000 dipendenti.

Noi italiani siamo abituati ad avere politiche economiche depotenziate dal debito, a volte — sempre più spesso — invalidate dal debito, non così gli Stati Uniti, e questo rappresenta un grave problema in termini di consenso politico oltre che di efficacia economica.

Vi è tuttavia una voce che gira da tempo e che va sconfessata, quella che la Cina sarebbe il padrone del debito USA, pari a 22.000 miliardi di dollari. Non è così, ne detiene meno del 5%: 1000 miliardi. Attualmente il maggiore creditore degli Usa siamo proprio noi europei, per un importo di 1.500 miliardi. La metà del debito nazionale è nelle mani degli stessi americani, esattamente come la metà del nostro è in mano al nostro settore privato.

 

 

 

 

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