I cavalieri che (quasi) fecero l’impresa

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I cavalieri che (quasi) fecero l’impresa

Il questore del Senato della Repubblica, il leghista Paolo Franco, l’ha detto chiaro: «Il contratto dei dipendenti di Palazzo Madama è fenomenale. Consente progressioni di carriera inimmaginabili. Ed è evidente che contratti del genere non se ne dovranno più fare. Bisogna cambiare tutto». Certo, difficile tollerare che nello stesso paese un insegnante percepisca mediamente uno stipendio lordo di 20.000 euro l’anno (la media europea è 30.000) e uno stenografo del Senato oltre 240.000, dodici volte tanto. Però lo tolleriamo, e in attesa di “cambiare tutto”, gattopardescamente, non cambiamo nulla.

Il primo passo, nel tentativo di cambiare, è stato l’istituzione di una Commissione guidata dal Presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, per il livellamento retributivo Italia-Europa. In altri termini, per capire se i nostri deputati e senatori sono davvero strapagati rispetto ai loro colleghi europei. Capite? Una commissione per scoprire a quanto ammontassero gli appannaggi dei parlamentari nostri e e francesi, tedeschi, olandesi… Ah, anche per fare una cosa in più: per confrontarli!

Il primo compito dev’essere stato oltremodo gravoso, perché probabilmente non è stato sufficiente chiedere alle segreterie: per arrivare a stabilire che lo stipendio degli inquilini del Palazzo italiano percepiscono 16.000 euro al mese, i deputati francesi 13.500, quelli tedeschi 12.600 e via scendendo fino ai  4.630 euro dei parlamentari spagnoli dev’essere occorsa un’opera di intelligence paragonabile soltanto a quella di Bletchley Park, la Stazione X sede dell’unità di crittoanalisi del Regno Unito durante la Seconda Guerra Mondiale. Epperò solo ’sta cosa qui è riuscita alla Commissione. Quella del reperimento dati. Quella del confronto… no. Quella era troppo grande, ardua, complicata. Non ci credete? Leggiamo dalla sua relazione consegnata il 31 dicembre:

«Di fatto, alla Commissione è stato richiesto di condurre in pochi mesi uno studio degli assetti istituzionali ed organizzativi di sei paesi (più l’Italia), con un dettaglio mai realizzato in letteratura e, visto l’utilizzo a fini legali dei risultati, con l’esigenza di raccogliere dati di elevata qualità, inconfutabili e pienamente comparabili».

Non sembra che parlino gli argonauti all’imbarco verso la riconquista del Vello d’oro, non sembra l’incipit de Le Roman de Perceval ou le conte du Graal? Più come Parsifal, in verità, perché come lui al Sacro Graal ci sono solo andati vicino. O forse nemmeno quello, non si capisce.

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«Nella sua riunione dell’8 novembre, la Commissione ha preso atto dell’impossibilità di completare il lavoro ad essa affidato entro il 31 dicembre, a causa delle difficoltà sopra richiamate, nonché della valutazione dei tempi necessari ad acquisire dati certi da fonti ufficiali relativi ai sei paesi considerati attraverso le vie diplomatiche […]».

Ma, vedete bene, «la proposta non è stata accolta». Come l’epigrafe sulla lapide al 7° Reggimento bersaglieri a El Alamein: «Mancò la fortuna, non il valore».

E dunque: «Nonostante l’impegno profuso e tenendo conto dell’estrema delicatezza del compito ad essa affidato, nonché delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuno delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa».

E dunque i risultati raggiunti non valgono a capire se e quanto tagliare. Però non sentitevi derisi, non è il caso, perché la prossima settimana il collegio dei questori dei due rami del Parlamento porterà un documento unitario (ah, be’ allora!, se è unitario…) e subito dopo scatteranno i tagli. Verrà abolita la voce “portaborse”. Meno 3690 per ogni deputato e meno 4180 per senatore. E dunque: non li avranno più o se li pagheranno loro? Macché, saranno direttamente retribuiti da Camera e Senato, cioè da noi. E adesso non ditemi che non siete contenti.

A presto.

Edoardo Varini

(4/1/2012)

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