I confini dell’universo e la finanza dei prestigiatori

alt

I confini dell’universo e la finanza dei prestigiatori

L’incessante e fantasioso sforzo di motivare l’altalenare dei prezzi di borsa con considerazioni più o meno macro economiche se non fosse truffaldino sarebbe commovente. Forse una cosa non esclude l’altra: che c’è di più patetico di un truffatore per bisogno? Ci sono stati anche uomini grandi, come per esempio Edward Kelley o l’ancor più grande John Dee, che s’inventarono angeliche lingue e inusitate alchimie per spalancare gli occhi e le tasche del gran credulone Rodolfo II, protettore di arti e di illusioni.

A chi conosca i tarocchi basterà guardare il primo degli arcani maggiori, il Bagatto, per capire che il gioco, la burla è all’inizio di tutto e che se un giorno qualcuno giungerà a toccare i confini di questo universo con l’assai tremebondo dito della scienza, verrà poi probabilmente a riferirci che essi sono della stessa sostanza dei cilindri – da prestigiatore, certo – e dunque di feltro di pelliccia di castoro oppur di seta.

alt

Ieri la Bce gioca l’ultima carta nel mazzo, e riduce i tassi di interesse al minimo storico dello 0,05% e rilancia con carte truccate quali l’acquisto ottobrino di titoli cartolarizzati e covered bond. Spread a livelli pre-crisi e le borse risollevano il collo più del cigno di Mallarmé, per riabbassarlo oggi: il patetico, commovente motivo, sarebbe che gli occupati nei settori non agricoli USA sono aumentati ad agosto di sole 142.000 unità anziché delle stimate 228.000.

Ma in realtà la disoccupazione statunitense da un anno a questa parte è passata dal 7,2 al 6,1, che non sarà un risultato esaltante ma certo soddisfacente: lo avessimo noi! Il problema è che si tratta di un risultato drogato. Un gioco di prestidigitazione bell’e buono. L’occupazione Usa non è sostenuta da un reale rilancio dell’economia (l’ultimo dato sui consumi è negativo: -0,1) bensì dalla poderosa politica espansionistica monetaria iniziata nel settembre del 2012 dall’allora presidente della Fed Ben Bernanke e chiamata “Quantitative easing 3”, una politica della disperazione di cui nemmeno si conoscevano i termini temporali: “openended” si disse all’epoca, senza alcun limite. Fino alla ripresa.

Il piano prevedeva l’acquisto di 85 miliardi di dollari al mese di treasury e di titoli garantiti da mutui ipotecari, roba, quest’ultima, che nessuno avrebbe mai comprato. E come sapere quando la ripresa avrebbe finalmente fatto capolino? Con quel dato sulla disoccupazione la cui negatività mensile e parziale oggi si enfatizza solo per non andare a vedere le carte.

La disoccupazione USA da gennaio è calata, non è aumentata. Perché la riduzione del piano di acquisto di bond e titoli da parte della FED, lo stracitato “tapering”, si è solo ridotta e non finisce? Dicono che terminerà ad ottobre. E c’è anche qualcuno che ci crede, senza la straziante malinconia di Rodolfo II. 

A presto. 

Edoardo Varini

(5/9/2014)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.