Ieri, 18 febbraio, il giorno degli spettri

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Ieri, 18 febbraio, il giorno degli spettri

Ieri, 18 febbraio 2014, 60.0000 artigiani e commercianti in Piazza del Popolo, Roma. Ma la piazza non è del popolo e la giornata non è quella «dell’orgoglio delle piccole e medie imprese». Populus è solo il pioppo caro al fantasma di Nerone e la giornata somiglia tanto a quella dell’impotenza.

«L’artigiano non è un bancomat», «Ci avete spremuto come limoni», ed è tutto vero, tranne che sono parole gridate ai sordi, mostrate ai ciechi. «Non si può lavorare per pagare le tasse», ed è tutto falso, perché si può eccome, lo si fa da anni e lo si farà finché tutto questo infinito dolore, questa smisurata umiliazione, questa ormai tanto iterata da tramutarsi in stolida lamentazione non troveranno un partito che li rappresenti. Un partito che ora non c’è.

Abbiamo il segretario del maggior partito della sinistra, presidente del Consiglio incaricato, che dopo aver sfiduciato un premier del suo stesso partito sull’onda di un protagonismo bambinesco cerca di fare un governo con una formazione politica che si chiama Nuovo Centro Destra.

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Il segretario di questo NCD non trova niente di meglio da fare che impuntarsi sulla patrimoniale, come se esistesse un altro modo di dare ai poveri che non fosse dare. Per dare occorre prendere dalle tue tasche e consegnare nelle mani di chi te le tende, e magari se ti riesce, senza nemmeno farglielo pesare, perché dovresti sempre ricordarti che se le cose ti fossero andate anche di un ninnolo diversamente le parti avrebbero potuto essere invertite.

A fronte degli Ecce Homo grassati dal fisco e dalle banche più che dalla crisi che implorano pietà per sé e per i figli nella piazza, qualcuno che non sia del tutto dimentico di che cosa dovrebbe essere in un sistema democratico il dovere di rappresentanza politica dell’elettore da parte dell’eletto, potrà contenere a lungo lo sdegno dopo aver sentito dire a Matteo che gli ci vorranno un paio di giorni: «per redigere un programma sulle riforme concrete che partono dai tagli dei costi della politica»?

Un governo caduto per un redigendo programma di due giorni di lavoro, magari tra un #coseconcrete, un #oltrelarottamazione e un #proviamoci?

È con questo programma che andremo a chiedere al prossimo consiglio Ecofin di sforare il tetto del 3% del rapporto tra debito pubblico e PIL? È per la fiducia in questo redigendo alla svelta programma che sta crollando lo spread? Ci credete davvero? Oppure andremo a cercare la spiegazione tecnica nel rialzo dei tassi tedeschi o nel carry trade di breve periodo? Ma possibile che tecnicismi e interessi di certa politica nostrana collimino sempre?

Lo spettro che si aggira la notte per piazza del Popolo non è di Nerone. E non è nemmeno quello del comunismo. È quello della democrazia, della cittadinanza, del diritto di autodeterminazione dei popoli. È temo che tutte le potenze della Vecchia Europa – ne avrei in mente in particolare un paio – «si siano coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro di lui».

Suppongo sia giunto il tempo di difenderlo.

A presto. 

Edoardo Varini

(19/02/2014)

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