Il Berlusca e il metodo morelliano

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Il Berlusca e il metodo morelliano

Depositate ieri dalla Cassazione le motivazioni della sentenza sul processo Mediaset: «Berlusconi è stato ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo».

E dunque, Berlusca, beccati la condanna a 4 anni di reclusione, e i 10 milioni di euro di risarcimento all’Agenzia delle Entrate e come minimo – ma se proprio la dea Fortuna all’Appello bis ti arriderà come Ruby – un anno di interdizione dai pubblici uffici.

Ho sentito definire da molti questo «meccanismo del giro dei diritti» “sofisticato”. E mi sono chiesto che idea hanno della complessità finanziaria costoro. Il meccanismo era in realtà d’una banalità sconcertante, una cosa che poteva venire in mente a un bambino.

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Mediaset trattava i diritti con le case di produzione americane, ma non erano loro le fatture d’acquisto che finivano nella dichiarazione fiscale del biscione, erano quelle gonfiate di un’altra società, la IMS, che pagava regolarmente le imposte a Malta.

È obiettivamente difficile ravvisare una ragion d’essere della società maltese diversa da quella individuata dai giudici: frode fiscale. Diciamo pure che è praticamente impossibile.

I legali di Mediaset replicano che il presunto risparmio fiscale così conseguito sarebbe stato pari allo 0,1% del totale di tasse versate nell’ultimo decennio, e dunque solo un pazzo avrebbe potuto architettare una frode per questo nonnulla, 7,3 milioni di euro a fronte di 6,5 miliardi.

Ora, a parte che le cose non stanno proprio così – è dal ’94 che va avanti, c’era ancora la lira, dobbiamo aggiungere centinaia di miliardi di lire di risparmi illeciti – a mio parere la pochezza del meccanismo fraudolento va talmente a braccetto con l’illogicità dell’esiguità del risparmio che è senza applicare il metodo morelliano, senza il raffronto dei più minuti dettagli, che mi sentirei di attribuire le due opere alla stessa mano. Alla stessa testa.

A presto. 

Edoardo Varini

(30/08/2013)

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