Il centro destra mi vuole ascoltare? Non lo dirò tante altre volte ancora

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Il centro destra mi vuole ascoltare? Non lo dirò tante altre volte ancora

Io penso che il fondo odierno di Galli della Loggia sul “Corriere” sia la lettura più utile per qualunque politico del centrodestra aspiri a governare questo Paese. C’è scritto esattamente quanto io vado dicendo da mesi alla mia area politica di interlocuzione, che, purtroppo, fatica ad ascoltarmi. Troppo presa da temi del momento, almeno quanto chi li propone per depistarci, per nascondere i veri bisogni, materiali e spirituali della gente, del nostro popolo.

Se il governo pone all’ordine del giorno il tema delle unioni civili e dell’adozione del figliastri e tu parli solo di quello stai facendo il loro gioco. Magari vinci, ma vinci su quello. Hai preso il pesce piccolo e ti è scappato il grosso, che seguiterà a nuotare nell’acqua torbida pascendosi dei rifiuti sul fondo. Bloccare il ddl Cirinnà è un successo importante se non fai solo quello, altrimenti ti sei prestato al loro gioco.

Qui c’è un pesce grosso che nessuno vuole vedere, nemmeno quelli che lo potrebbero catturare e vincere le elezioni e governare e cambiare il Paese. È il pesce di una visione culturale e ideologica complessiva dell’Italia che solo può nascere da un legame fondativo e qualificante con la tradizione nazionale. Lo dico da mesi, lo ripeto. Sono ascoltato? No. Un po’, talvolta, ma sostanzialmente no. E vi assicuro, cari miei lettori, che non è per me che ne sono addolorato.

Scrive Ernesto Galli della Loggia a proposito del patetico think tank proposto alla Leopolda dai renziani, che ha per nome “Volta”: «come Alessandro, il simbolo del genio italico, la storia che produce energia. Perché la nostra tradizione non è quella delle startup che nascono nei garage, ma sono le profonde radici culturali che abbiamo», per dirlo con le parole di Giuliano da Empoli, uno che sta da tempo celebrando sperticatamente il potere vigente, cosa che per un intellettuale non è mai un gran vanto, essendo la cultura sostanzialmente pensiero critico – anche per dare un indirizzo, è pur vero – ma mai perfettamente sovrapponibile al pensiero dominante.

Volta Alessandro, grande inventore di pila e scopritor del metano, fu docente per molti anni nell’ateneo della mia città, Pavia, e mi dà molto fastidio che venga associato ad una nascente e già fallimentare cosa. Ripensateci, giù alla Leopolda, chiamatelo come due inventori toscani, chessò, Barsanti e Matteucci, gli artefici del primo motore a scoppio. Non sputtanatemi il Volta: è una preghiera.

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Ma torniamo a quel che dice Galli della Loggia e che io vado ripetendo per le plaghe del centro destra da mesi inascoltato: «Magari oggi ci fosse in Italia chi si proponesse un disegno così ambizioso. Cioè di tentare di costruire un consenso di ampie dimensioni introno ad una visione per così dire alta e forte del futuro del Paese, essendo inoltre capace di mobilitare a tal fine le necessarie risorse culturali e intellettuali. Ripeto: magari! Una collettività, infatti, non può rinunciare per un tempo troppo lungo – come invece mi sembra stia facendo l’Italia – a guardare lontano, ad avere dei valori che la orientino nel suo cammino, ad avere un’idea di sé e dl suo ruolo politico. E la politica, dal canto suo, o è tutto questo, o è capace di essere il motore di tutto questo o è routine, pura amministrazione. Il che forse potrà andare bene quando tutto va bene. No di certo, però, in tempi come quelli che viviamo».

Chiaro a tutti? Anche a chi non mi ha voluto finora ascoltare?

Per avere un’idea alta del Paese bisogna essere legati alla sua tradizione ed amarne, condividerne, custodirne, ravvivarne l’idealità. A sinistra non lo possono fare, per questo non lo fanno. A destra lo possiamo fare: che non lo si faccia è la più grande delle vergogne.

Ogni considerazione politica che non ne tenga conto sarà di corto respiro. Ogni vittoria, una vittoria di Pirro. A qualcuno tra noi di destra, in questa notte italiana, è sufficiente?

A presto. 

Edoardo Varini

(23/02/2016)

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