Il giavellotto di Von Clausewitz

Il giavellotto di Von Clausewitz

Nel giorno della diffusione della bozza del World Economic Outlook in cui leggiamo che il Belpaese quest’anno e nel prossimo sarà in recessione (nel 2012 addirittura oltre i due punti percentuali) e che: «la ripresa globale è minacciata dalle crescenti tensioni dell’area euro» e che per giunta finanche i paesi emergenti tali saranno – nel biennio a venire – assai meno, il FTSE Mib (sono le 16.24) sale dell’1,64 per cento e l’Eurostoxx supera il punto percentuale. Il “Financial Times” scrive che Monte dei Paschi rischia la nazionalizzazione: in effetti, presentare entro domani un piano credibile per una ricapitalizzazione di 3,3 miliardi di euro diventa sempre più improbabile.

L’altra banca nell’occhio del ciclone è, secondo il principale giornale economico-finanziario britannico, nientemeno che Commerzbank, la seconda banca tedesca, il cui deficit è superiore di ben due miliardi di euro, per un totale di 5.3. Da Francoforte dicono di non avere alcuna intenzione di ricorrere agli aiuti statali, e che possiamo stare tranquilli: sarà. E il mercato sembra crederci: al momento (16.35) il rialzo del titolo ammonta ad oltre il 12 per cento. In Italia, un rialzo consimile lo sta avendo Unicredit, a un giorno dalla chiusura dall’aumento di capitale.

Ma nessuna di queste in realtà è una vera notizia. La vera notizia è che forse, finalmente, è partito il contrattacco del Vecchio continente contro i Tomahawk lanciati dalle agenzie di rating USA. Draghi che invoca un’agenzia di rating europea e si spinge (Draghi!) nei fervidi territori dell’immaginazione, “lennonnianamente”, mi verrebbe da dire: «sarebbe augurabili imparare a gestirsi senza l’attività di tali agenzie», ci manca solo aggiunga «it’s easy if you try».

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E in effetti poi così difficile non è, non sarebbe. Lo pensa anche il commissario europeo per gli Affari economici e monetari Olli Rehn, che è finlandese e allora non va di fioretto, lancia giavellotti: «Le agenzie di rating non sono istituti di ricerca imparziali ma hanno i loro interessi e svolgono il loro ruolo molto in linea con il capitalismo finanziario Usa». Ammettiamolo: più seccamente di così non si poteva dire. Tipo il lancio dell’altro giavellottista finlandese, ma questa volta vero, Tero Pitkämäki, durante il Golden Gala del 2007 a Roma, che andò a conficcarsi nel fianco destro del saltatore in lungo francese Salim Sdiri. Insomma, qualcuno s’è messo a balestrar le streghe.

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Non ci credete? Dal “Corriere” odierno: «MILANO – Da questa mattina la Guardia di Finanza sta compiendo verifiche nella sede milanese nell’agenzia di rating Standard & Poor’s. Gli accertamenti sono stati disposti dalla Procura della Repubblica di Trani, e in particolare dal pm Michele Ruggiero che da tempo indaga sul gruppo Usa e i tagli del giudizio sull’Italia».

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Siamo sempre ai giavellotti contro i Tomahawk, ma è già qualcosa. Purtuttavia, come recitano i manuali di strategia militare, non ci si illuda che la difesa possa essere solo passiva: per quanto a sostenerla sia un’elevata potenza di fuoco – e quella europea, per ora, elevata non è per nulla – la vittoria non può non passare da una fase d’offesa. Von Clausewitz la chiamava “controffensiva”.

A presto

Edoardo Varini

(19/1/2012)

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