Il knowledge management

Il knowledge management, vale a dire la gestione della conoscenza, è qualcosa di antico quanto l’uomo. Le nozioni pratiche e le particolari competenze utili a sopravvivere erano il più importante tesoro custodito dall’uomo primitivo per la sopravvivenza della specie e le cose non sono certo cambiate in seguito.

Furono i filosofi greci, in Occidente, i primi a ragionare sulla conoscenza in termini teorici, sottolineandone il valore anche come stile di vita.

Ma l’applicazione sistematica dei principi che sono alla base del knowledge management avvenne per la prima volta con le confraternite di arti e mestieri medievali ed il sistema apprendista/maestro, il quale si preoccupava della trasmissione della propria conoscenza agli allievi. Era uno scambio diretto, non mediato né da altre persone né da istituzioni. Così facendo, oltre alle istruzioni di massima, venivano trasmessi anche quei piccoli accorgimenti frutto dell’esperienza che rendevano le tecniche sempre più raffinate ed efficaci. In termini di Knowledge Management o KM, è quanto viene definito “trasmissione della conoscenza implicita”.

I due mondi, quello della filosofia teoretica e quello delle competenze pratiche, andarono integrandosi in età illuministica, col nascere dell’idea che attraverso l’apprendimento l’uomo potesse migliorare se stesso e la propria esistenza. Si tratta di una convinzione talmente radicata nel nostro modo di pensare da ritenerla “naturale”, ma non lo è affatto: nasce dall’entusiasmo di vedere come la capacità pratica venga potenziata da un quadro di riferimento teorico.

Questa percezione è andata via via aumentando con il progresso tecnologico, che ha reso sempre meno rilevante l’aspetto realizzativo, sempre più affidato alle macchine, facendo maturare la convinzione che l’aspetto intellettuale, informativo, fosse il bene più commerciabile della nostra epoca.

L’odierno interesse per la conoscenza, in particolar modo per il knowledge management, rimane quindi orientato all’efficienza commerciale ma è emersa la convinzione che per conseguire obiettivi che permettano di essere competitivi sia necessario considerare tutti gli aspetti della persona-lavoratore, a partire dalla motivazione e soddisfazione personali, come un valore aggiunto dell’impresa che è utile capitalizzare.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *