Il necessario rinunciabile nella banlieue

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Il necessario rinunciabile nella banlieue

Il mio quasi omonimo Philippe Varin, amministratore delegato di PSA Peugeot-Citroën, ha annunciato oggi che entro il 2014 il gruppo taglierà 8.000 posti di lavoro e chiuderà lo storico stabilimento di Aulnay-sous-Bois, nella banlieue parigina, dipartimento Senna-Saint-Denis. Il dipartimento con il più alto numero di disoccupati di Francia (30-40%), il dipartimento con il maggior numero di stranieri (30%), il dipartimento con il maggior numero di giovani.

Fu a due passi da qui che iniziò la rivolta dell’autunno di sette anni fa, a Clichy-sous-Bois. Fu a due passi da qui che in un tramonto di fine ottobre del 2005 le sagome di dieci ragazzini stanchi dalla pelle diversa, black-blanc-beur, dopo una partita di pallone decidono di non tornare per la via principale. Cercano la scorciatoia, come da ragazzi si cerca spesso di fare, come se il trovarla fosse un’affermazione di sé nel mondo.

E la trovano, dopo aver saltato una recinzione metallica, attraverso un cantiere di un edificio in costruzione. Qualcuno li vede dalle finestre e pensa a un furto e chiama la polizia. Il problema è che non arrivano gli agenti della Brigade Anti Criminalité, che abitualmente operano qui, che lo capirebbero all’istante che sono solo ragazzini e che in un cantiere in costruzione dei ragazzini non hanno niente da rubare.

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Arrivano due poliziotti del commissariato di Livry-Gargan, che in quelle sagome vedono dei ladri e la loro paura e chiamano rinforzi. Accorrono altre tre volanti ed ora, se si giocasse una seconda partita di calcio, la squadra dei ragazzi avrebbe un uomo in meno, perché gli agenti sono 11. Sette zonards, come chiamano qui i giovani emarginati, vengono bloccati, gli altri scappano. Lo so che alcuni si chiederanno perché, se non avevano nulla da nascondere, i ragazzi sono scappati.

Primo, perché erano ragazzi, ed io spero che questo voglia ancora dire qualcosa. Secondo, perché gli altri avevano una divisa ed erano più forti, e perché comunque sarebbero stati problemi. Magari di un’ora, ma problemi. Giustificazioni a casa, giustificazioni al mondo. Sono scappati perché non c’era scorciatoia.

In tre ce l’hanno fatta, Bouna, arrivato dalla Tunisia, quindici anni, Zyed, dal Mali, stessa età, e Muttin, diciassette, di origine turca. Il ministro degli interni di allora, Sarkozy, dirà che non li ha rincorsi nessuno, e la versione che la polizia cercherà di accreditare è che si sono messi a correre per gioco. Per gioco i tre scavalcano un muro di tre metri e si rifugiano in una piccola centrale elettrica, accanto a un grande trasformatore. Sappiamo dalle intercettazioni radio che gli agenti non tentarono di scavalcare il muro perché considerarono il posto troppo pericoloso, un posto dove «ci si può anche restare». Ma non avvisarono nessuno, se ne tornano tranquillamente al commissariato. Alle 18.12 ci fu un cortocircuito. Bouna e Zyed morirono fulminati, solo Muttin sopravvisse. Poco dopo iniziarono gli scontri. 

La notizia odierna della chiusura dello stabilimento di Aulnay-sous-Bois è drammatica. Ci lavorano 3.000 persone. Producono la C3, la cui pubblicità lo scorso anno puntava sugli accessori irrinunciabili. Ora invece abbiamo il necessario rinunciabile: il lavoro.

A presto. 

Edoardo Varini

(12/07/2012)

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