Il pacco dalla sottosezione, dal sottosuolo

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Il pacco dalla sottosezione, dal sottosuolo

«Il Ministero non aveva solo il compito di rispondere alle svariate esigenze del Partito, ma doveva anche ripetere l’intero procedimento a un livello inferiore, specificamente rivolto al proletariato. Un’intera catena di dipartimenti autonomi si occupava di letteratura, musica, teatro e divertimenti in genere per il proletariato. Vi si producevano giornali spazzatura che contenevano solo sport, fatti di cronaca nera, oroscopi, romanzetti rosa, film stracolmi di sesso e canzonette sentimentali composte da una specie di caleidoscopio detto “versificatore”. Non mancava un’intera sottosezione (“Pornosez”, in neolingua) impegnata nella produzione di materiale pornografico, della specie più infima, che veniva spedito in pacchi sigillati».

Che cosa vi ricorda? È tratto da 1984, il romanzo di Orwell sul totalitarismo futuro, televisivo, mediatico, che è quello di oggi.

Il paradosso è che coloro che pensano di combattere questa populistica deriva, l’imbarbarimento del luccicante nulla, il depauperamento delle parole standardizzate e imprecise, del chiacchiericcio ammantato di ammicchi e di rimandi a nozioni di cui si è persa – se mai la si è avuta – qualunque memoria, la boria oltre il limite della strafottenza di sagomine per abiti di carta che s’arrabattano nell’ostentazione di uno spessore truffaldino con acconciature rattristate da exstension o, male version, eleganti gessati inconsolabilmente increduli della goffaggine del loro indossatore, il paradosso, dicevo, è che coloro che pensano di combatterla ne sono impestati fino al midollo.

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I giudici della IV Sezione del Tribunale di Milano hanno condannato ieri Silvio Berlusconi a 7 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per avere avuto rapporti sessuali a pagamento con Karima El Mahroug, detta Ruby, all’epoca dei fatti diciassettenne, e per aver “indotto indebitamente” i vertici della Questura di Milano a rilasciarla affidandola alla consigliera regionale Nicole Minetti.

Dopo la sentenza davanti al Tribunale di Milano si sono visti striscioni con la scritta: «Una condanna per salvare la dignità dell’Italia». È una cosa che ripetono milioni di persone.

Va bene. Ora che la dignità dell’Italia è salva, ora che abbiamo sottratto Susanna dalle grinfie del vecchione, la smetteremo di scartare con dita febbrili il pacco sigillato in arrivo dalla sottosezione del Ministero, dalla sottosezione, dal sottosuolo dell’anima, della cultura, del vivere civile, del pensiero che ci fa perdere tempo e vita con questo infinitesimale, pruriginoso nulla?

A presto.


Edoardo Varini

(25/06/2013)


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