Il sapore di Madeline

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Il sapore di Madeline, in un istante lontano, proustiano

Oggi, “per caso” – e ammesso che il caso esista – cercando un’immagine a corredo di una nuova rubrica sugli investimenti in arte che l’amico Luca terrà su questo sito, mi sono imbattuto nell’artista più raffinata e tecnicamente capace e colta che io abbia visto negli ultimi… Devo essere sincero? Io un’artista così brava in questo secolo non l’ho vista mai.

Lo so che molti solleveranno il sopracciglio, come se le differenze – e direi in primo luogo quelle di gender, anzi, di gender identity between boys and girls, per soprammercato – anziché essere quella ricchezza che sono fossero una pecca da emendare, anzi, per meglio dire, da nascondere.  E invece io lo voglio proprio dire che a parer mio una differenza tra arte maschile e femminile esiste eccome ed è semplicemente questa: l’arte maschile è ricerca, quella femminile contemplazione. Via dorica vs via ionica, per chi mi intende. O, se preferite, stile ceramico attico vs stile corinzio.

Provate a pensare al massimo di artista maschile che vi viene in mente. Michelangelo? Mah… Mica tanto, si sanno persin li nomi degli amanti: Tommaso de’ Cavalieri, Gherardo Perini, Giovanni da Pistoia… e poi gli studi dal Ficino, pur egli… I versi alla Colonna parrebbero non probanti. Li si seguiterà ad immaginare, i due,  per chiostri a parlare di cristocentrismo e di Crocifissione. «Io ho un librecto di carta pecora che la mi donò [sì, la Vittoria] circa dieci anni or sono…». È così che andava tra loro…

No, io credo che il massimo dell’arte maschile – lo so, lo so che si vocifera anche del Mersi ma la cosa, la cosa qui sopra sul Buonarroti, rilevava solo per scherzo, sto parlando d’altro – sia Caravaggio. Uno che si firma con il sangue schizzato dalla testa del Battista decollato prima che la daga dal nome diabolicamente pietoso (“misericordia” ) recida il fascio nervoso delle vertebre e consenta di calare la detta testa nel cesto lì condotto da una china Salomè, uno così ha la violenza negli occhi. Antecede il pennello e la mano. È nella testa. Forse quella violenza è solo forza. E tuttavia, nell’un caso e nell’altro è la cosa più lontana dalla grazia che si possa immaginare. E che cos’è, il femminile, se non Grazia? Ricordate il foscoliano poemetto Le Grazie ispirato all’omonima statua di Canova? Che dice al lettore in dedica? Che gli intima? Mica tante cose: «Entra ed adora».

Diremmo che il massimo della pittura femminile è la caravaggista Artemisia Gentileschi? Non so voi, io no. A me la Giuditta che decapita Oloferne fa l’effetto di una forzatura, una roba un po’ innaturale, tipo la Kratochvílová, ve la ricordate?

Per me l’arte femminile esiste ed è diversa. Per me è come i dipinti dell’artista che ho scoperto oggi, Madeline Von Foerster, direttamente dal Californian College of Arts di San Francisco. Il suo dipingere è prestidigitazione, di quelle vere, di quelle che una volta che te le hanno spiegate incantano di più.

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Provo a spiegarvene una. Che dunque non è la lucentezza delle tinte, perché quella, degna di Rosalba Carriera, si appalesa da sé. La spiegazione inizia qui: si prende un noto dipinto del manierismo erotico francese, la Dama al bagno di François Clouet. Solo che al posto della dama – che è poi Diana di Poitier, favorita di Enrico II – ci si mette lei, Madeline. Al posto del neonato, la Morte. Che pare triste, la cosa. Che pare la cosa più triste del mondo. E invece non lo è. Perché dall’intreccio di dita di carne e di ossa germoglia una pianta verdeggiante. Se ancora non è chiaro, il quadro si intitola “The Promise”. E la promessa è la Resurrezione. Eccola allora, dunque, la magia. L’unica, l’unica vera magia. Fingere mestizia per preparare una deflagrazione di allegria. 

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Madeline sapeva che avrei parlato di lei, e mi ha chiesto di inserire un link al suo sito; eccolo: http://madelinevonfoerster.com/.

Attenzione perché sembra un sito ma in realtà è un rosetum chimicum: non vi perdete!

A presto.

Edoardo Varini

(25/01/2012)

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