In campana ragazzi: è la distribuzione dei pesci gonfiati!

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In campana ragazzi: è la distribuzione dei pesci gonfiati!

Tra i tanti strombazzamenti governativi, questo probabilmente non lo sentirete; la produzione industriale, a maggio, è tornata a calare: -1,2% rispetto al mese precedente e -1,8% rispetto all’anno passato. il risultato peggiore dal mese dei morti del 2012. L’aprile del 2018 rischia davvero di essere, come scriveva Eliot nella Terra desolata, «il più crudele dei mesi», mostrandoci da allora una produzione calata del 23,5%, un’enormità.

La capacità manifatturiera di questo paese è stata ridotta in soli sei anni di un quarto. Nondimeno Matteo ribadisce che non ci sarà in autunno alcuna manovra correttiva: «Se la domanda è c’è la manovra? La risposta è no!», dice ieri al termine del Consiglio dei Ministri, sull’onda dell’entusiasmo per il via libera della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama alla riforma del Senato. Fossi al suo posto rilancerei: «two monthly reform», così l’allievo supererebbe in giulleria il tanto imitato maestro, l’Obama del 2009, che poi si riprese per il rotto della cuffia. 

Ad evitare la manovra dovrebbero essere, nel matteopensiero, delle riforme ancora da attuare e che per certo non verranno approvate prima dell’autunno. Curioso, nevvero? Del pacchetto di riforme dei due precedenti governi restano in attesa 428 decreti attuativi, di cui 177 già scaduti. E persino delle riforme renziane 14 provvedimenti sono  già scaduti, e non si tratta di provvedimenti di poco conto.

È scaduto il decreto del Lavoro previsto dal Dl34 che avrebbe dovuto rendere operativa la verifica online della regolarità contributiva delle imprese; è scaduto quello delle Infrastrutture, previsto dal Dl 47 sull’emergenza abitativa, senza il quale il Fondo per la concessione di contributi per gli interessi sui finanziamenti per  l’acquisto da parte degli inquilini degli alloggi Iacp resterà lettera morta; e ad essere scaduti sono soprattutto i decreti legati alle misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale, che fissano gli obiettivi delle uscite delle pubbliche amministrazioni e rideterminano le autorizzazioni di spesa e quello per la ridefinizione  dei criteri per l’iscrizione nell’albo delle centrali acquisti…

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Sono tecnicismi che vorrei evitare a voi ed a me, in questo pomeriggio di luglio, seppur non siamo en Siena su la saliciata / con le piene enghestare de trebbiani (a parte gli amici senesi che lo fossero) e così certo farò. Gli è che mi sono stufato di sentire le Marie Elene Boschi parlare di cose che non sanno, e ripetere pappagallescamente le assicurazioni del loro leader a loro volta inconsapevole (è la cosa migliore che posso pensare) del macigno che sta schiacciando la nostra economia: una devastazione strutturale.

Sventolano il basso valore dello spread rispetto al berlusconiano quota 570 di fine 2011 e non si accorgono che da un mese ha ripreso a salire (mentre scrivo viaggia attorno ai 170, un mese fa caracollava 30 punti sotto) e che tornerebbe di botto a mezza montagna se gli Istituti di credito tedeschi riprendessero a vendere i titoli italiani al passo di un tempo. 

Vero è che l’andamento dello spread è indicativo soltanto del gradimento tedesco della nostra politica economica. Null’altro. A chi viene a parlare di ragioni virtuose nell’abbassamento consiglierei la lettura della voce “flight to quality” in un qualunque dizionario finanziario. Tra poco si compreranno solo oro, yen e Bund, la qualità, per l’appunto. E si svenderanno azioni. La distribuzione è alle porte. E non quella dei pani e dei pesci del Vangelo secondo Matteo (dirò Marco, va là, per evitare poco lusinghiere e vagamente blasfeme sovrapposizioni), ma quella del Vangelo secondo Dow, quella che inizia quando i giornali cominciano a raccontare storielle bullish ed ogni pescatore allunga il suo pesce, lo gonfia. 

A presto. 

Edoardo Varini

(11/07/2014)

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