La campagna elettorale: uno dei banchi di prova del politico Angelo Ciocca promosso a pieni voti

La politica sul campo, in questa età più che di cose della loro rappresentazione, è certamente uno dei banchi di prova della qualità umana e dell’impegno di chi si accinge a sottoporre il proprio nome al giudizio degli elettori. In altre parole, di chi si avvia in una campagna elettorale.

Perché in fondo questo è un voto, uno strumento per notificare al candidato il proprio consenso o il proprio dissenso e, ma solo nel caso in cui vinca, per assegnargli il mandato di rappresentanza.

Siamo abituati a vedere i politici nei salotti televisivi e nei telegiornali, ove spesso non vanno oltre la battuta ad effetto di un momento, magari successiva ad una domanda concordata.

Pertanto in fondo non è così che possiamo capire davvero il valore della persona che vorrebbe rappresentarci. Il vero valore lo vedi sul campo, in campagna elettorale, ove giri senza posa in mezzo a gente autentica che ti pone senza filtri decine di questioni a raffica, ciascuna di pari urgenza, cioè di urgenza massima, per il loro enunciatore.

Sabato sera ho avuto la fortuna di partecipare ad una cena elettorale offerta da Angelo Ciocca, e vi devo dire che tutto vi aleggiava tranne che un senso di subordinazione tra i possibili elettori e il candidato, già parlamentare europeo noto a livello internazionale per le sue interpellanze coraggiose e controcorrente.

Voglio intendere, avrebbe anche potuto «tirarsela», come si usa dire oggi e come ho visto fare decine e decine di volte ad altri. E invece no, un ringraziamento antecedeva le parole di saluto in ogni tavolo e non ricordo di qualcuno che non sia stato chiamato per nome.

Persone magari viste una volta: se te le ricordi significa che per te contano, che non sono numeri ma persone.

In un clima amichevole e propositivo Ciocca ha preso la parola, dapprima raccontando succintamente la sua significativa storia politica e poi esponendo la sua idea di Parlamento Europeo, ossia un’aula in cui dar voce e rimedio ai veri problemi dei popoli e non una camera in cui volgere in legge gli arbitrii del capitalismo trionfante.

Non si tratta di combattere l’Europa, si tratta di avere un’Europa di popoli.

Angelo, pavese come me – ricordiamo che la provincia di Pavia è la più grande area risicola d’Europa, con 80.000 ettari a risaia e 1.500 aziende agricole – ha riportato la vicenda delle sofferenze derivate ai risicoltori italiani dalle importazioni di riso a dazio zero da Cambogia e Birmania e con quale pretesto? In cambio di un fantomatico pieno rispetto dei diritti umani nella produzione.

Bambini che lavorano per 2 euro al giorno, è questa l’idea di rispetto dei diritti umani che ci giunge dall’Oriente. Ed a verificarlo è stato Angelo Ciocca, recandosi sul posto a sue spese.

Una nota personale. Angelo mi chiamò una sera dell’estate scorsa e mi disse «Sai, devo andare in Cambogia». Non mi disse perché, è la solita storia del «non tirarsela» di cui ho parlato.

Il perché lo lessi dopo sui giornali. Oggi da quel viaggio di Ciocca è derivato dapprima il riconoscimento da parte della Commissione Europa del danno subito dai produttori italiani e successivamente l’introduzione di un dazio da 175 euro a tonnellata che rende finalmente la concorrenza leale. O meglio, meno sleale, se consideriamo la tossicità di prodotti impiegati in Cambogia e Birmania per la risicoltura.

Nessun commento è migliore di quello del ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio:

«Oggi viene adottata la clausola di salvaguardia a tutela della filiera del riso e domani sarà ufficialmente pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Possiamo finalmente dire che inizia una nuova fase per l’intero comparto, dopo anni di denunce e proteste. Adesso puntiamo ancora di più sulla qualità, sulla promozione e sulla trasparenza in etichetta per riconoscere i veri prodotti italiani».

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