La Francia in guerra ci chiede lealtà. Renzi tentenna con la sfida educativa

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La Francia in guerra ci chiede lealtà. Renzi tentenna con la sfida educativa 

«La Francia è in guerra», così ha esordito ieri il Presidente della Repubblica francese François Hollande dinanzi al Parlamento riunito in seduta congiunta a Versailles.

«Gli atti commessi venerdì sera a Parigi ed anche allo Stade de France sono degli atti di guerra. Hanno fatto almeno 129 morti e tantissimi feriti. Costituiscono un’aggressione contro il nostro Paese, contro i suoi valori, contro la sua gioventù, contro il suo modo di vivere».

E qui fermiamoci per un istante, perché il Presidente ha pronunciato la parola chiave: “gioventù”. Tutti sotto i trent’anni sono i terroristi e moltissime non ancora trentenni sono le vittime. Questa l’unica cosa che accomuna vittime e carnefici. In mezzo c’è l’insormontabile: la folle convinzione di poter disporre, per qualsivoglia ragione, di una vita umana. È qualcosa che discrimina. È il concetto oggi più bistrattato e negletto da noi occidentali: il concetto di colpa. Qualcosa che il cristianesimo ha insegnato per due millenni. Quel cristianesimo che pare essere divenuto il bersaglio di ogni demenza.

Le cose che accomunano i giovani terroristi sono di più. Oltre alla colpa ce ne sono altre due: l’essere passati per un addestramento militare in Siria e l’aver frequentato Molenbeek, il quartiere ad Ovest del centro di Bruxelles con 22 moschee e le peggiori persone che un ragazzo possa incontrare sulla sua strada: i salafiti più radicali, quelli che reclutano giovani di ogni età per la jihad, la “Guerra santa”.

La foto che campeggia su tutti i giornali ed i telegiornali odierni è quella di un imberbe: Bilal Hadfi, morto alle 21.53 di venerdì facendosi esplodere davanti allo Stade de France. Un kamikaze dalla faccia di bambino.

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Nel cuore della dichiaratamente controllata Europa c’è un pozzo che inghiotte giovani vite e ragione: lo sanno tutti. È a due passi dal Parlamento Europeo. Perché lo si consente?

Ancora Hollande, a Versailles: «Pensiamo a questi giovani, giovani ragazze e ragazzi che sono stati traumatizzati da questi attacchi terribili. Sicuramente ci sono ancora tanti ragazzi che lottano per la loro vita». Questo massacro è il peggiore dei massacri: ha colpito i nostri figli proiettati nel futuro con un lembo oscuro di medioevo omicida. La stessa identica cosa che fu il nazismo. Quando paragona Isis e nazismo Putin è inconfutabile. 

Davanti a questa smisurata notte che si è profilata all’orizzonte della Terra, chiunque abbia una minima contezza della civiltà non potrà che fare una cosa soltanto: combattere. Con ogni mezzo, senza alcuna titubanza, senza nessun timore.

Trovo ingiustificabile che all’appellarsi di Hollande all’Articolo 42.7 del Trattato di Lisbona che prevede il sostegno militare ad uno Stato membro in caso di aggressione, vi sia chi oppone che l’Isis non è uno Stato e che riconoscerlo come tale equivarrebbe ad assegnargli la vittoria.

Trovo tragicomico che il nostro premier Renzi, dopo aver dichiarato la piena solidarietà alla Francia ed a fronte di una decisione da prendersi di una tale rilevanza ed urgenza – e che la piena osservanza del Trattato di Lisbona dovrebbe rendere scontata – non sappia far altro che balbettare saccentemente che: «La sfida contro gli jihadisti la vinci se vinci la sfida educativa nei prossimi 20 anni». I morti non vincono mai niente. 

A presto. 

Edoardo Varini

(17/11/2015)

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