La fusione Bpm-Banco Popolare: questa volta la Bce chiede solo serietà e coerenza

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La fusione Bpm-Banco Popolare: questa volta la Bce chiede solo serietà e coerenza

Che la Bce sia stata più spesso causa che rimedio dei continentali mali finanziari è cosa nota, ma questa volta, nel caso della proposta fusione tra Bpm e Banco Popolare, bisogna dire che così non è e che probabilmente le richieste giunte da Francoforte altro non sono che il presupposto necessario per evitare altre pessime sorprese ai risparmiatori.

Stiamo parlando di una nuova realtà bancaria che qualora vedesse la luce sarebbe per dimensione la terza del Paese, per cui non dovrebbe apparire bizzarro a nessuno, nemmeno ai diretti interessati, che le si richiedessero quelle caratteristiche di capitale e di asset che rappresentano l’unica vera garanzia di solidità di un istituto di credito.

E invece le due banche ci hanno provato a gestire il cumulo dei crediti deteriorati (14 miliardi netti il Banco e 3,6 miliardi Bpm) solamente con la solita gestione pluriennale dei non performing loans, per un controvalore di 7 miliardi.

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Mi spiace, Saviotti, che i soci debbano metter mano al portafogli, ma se credono davvero nel progetto, perché no? Si fa così, se si vuole stare con le proprie forze sul mercato. Si rischia, si ristruttura veramente e si vede come va.

Anche a livello di governance vi è qualche problemino, che Francoforte non ha mancato di evidenziare: qual è la reale necessità della costituzione di un board a 19 membri? Diciannove tutti necessari? È così che efficientiamo i costi?

E la storia della Bpm spa per tre anni che i sindacati considerano irrinunciabile, a che serve se non a complicare la catena di comando?

Questa volta, cari banchieri italiani, lasciate stare le lamentele, gli strambotti, le lagne: l’Europa vi ha chiesto solo un po’ di serietà e coerenza. Vediamo se riuscirete a dargliela. 

A presto.

Edoardo Varini

(19/03/2016)

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