«A guisa di lanterna»

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«A guisa di lanterna»

Ieri, addì 1° novembre 2012, il ministro del Welfare Elsa Fornero ha invitato la Fiat «a soprassedere all’avvio della procedura di messa in mobilità del personale di Pomigliano, in attesa della verifica di una possibilità di dialogo che non riguardi solo il fatto specifico, ma l’insieme delle relazioni sindacali».

Licenziare 19 dipendenti per reintegrare i 19 iscritti alla Fiom di cui la Corte di Appello di Roma ha ordinato il reintegro ha un nome solo: ritorsione. Vocabolario alla mano, “ritorsione” significa: «Atto vendicativo compiuto come reazione a un atto ostile». Evidentemente l’Ad di Fiat si sente in guerra con i propri operai. E sia, però almeno parli apertamente, da guerriero. E invece in una nota di Fiat Group Automobiles la ritorsione è camuffata così: «L’azienda da tempo ha sottolineato che la sua attuale struttura è sovradimensionata rispetto alla domanda del mercato italiano ed europeo da mesi in forte flessione. L’impegno dell’azienda è quello di individuare la soluzione che consenta di eseguire l’ordinanza creando il minor disagio possibile a tutti quei dipendenti che hanno condiviso il progetto e, con grande entusiasmo e spirito di collaborazione, sono stati protagonisti del lancio della nuova panda». Se bastasse davvero l’onere di 19 assunzioni per far crollare la Fiat, la bancarotta sarebbe questione di ore: non risulta.

Ma quanta astiosa ipocrisia c’è in queste parole? Iago parlava così subdolamente: «Mio signore, lasciate ch’io vi preghi / di non più investigar su questa cosa: / lasciamo tempo al tempo. Benché sia opportuno e conveniente / che Cassio sia rimesso al proprio posto / che ricopre con tanta competenza, / nondimeno, se non vi dispiacesse / tenervelo lontano ancor per poco / potreste meglio valutare l’uomo / ed osservare come si comporta; / e notare altresì se vostra moglie / insista sempre per il suo richiamo / con istanze pressanti e appassionate: / da ciò potrete arguire molte cose. / Nel frattempo però considerate / come eccessivi questi miei timori / perché è così ch’io stesso li considero – e ritenete lei, ve ne scongiuro, immune da ogni colpa».

Ma da tanta astiosa ipocrisia ci salverà il ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, che prima ha provato a fare la voce grossa:  «Non entro nel merito di decisioni interne, ma non mi è piaciuta la mossa che è stata fatta» e poi, qualche ora dopo, ha preso paura: «Certamente è una buona notizia che Fiat abbia confermato di non volere chiudere impianti in Italia». Infatti, basta accontentarsi.

La soluzione individuata da Marchionne al reintegro dei 19, dicevamo, è stata la messa in mobilità di altrettanti lavoratori. Chiaramente l’intento era duplice: mostrare chi comanda e seminare zizzania tra i lavoratori. Ricordiamo chi nel Vangelo semina zizzania? Matteo (13, 24-25): «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò».

Il nemico. Uno che costa all’azienda milioni e milioni di euro (dicono 17) e si permette di togliere il pane a chi prende poco più di mille euro e alla sua famiglia sostenendo che il peso economico di quest’ultimo è per l’azienda, la stessa azienda, insostenibile.

Ricordo il Canto XXVIII dantesco, ricordo il contrappasso per il seminatore di discordia Bertram dal Bornio, vale a dire Bertran de Born, reo di aver seminato zizzania tra Enrico III d’Inghilterra e il padre Enrico II: «Perch’io parti’ così giunte persone / partito porto il mio cerebro, lasso! Dal suo principio ch’è in questo troncone». Dunque, a vedersi, un corpo reggente la propria testa in mano «a guisa di lanterna».

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Negli anni dell’aggravarsi della crisi, dal 2010, i guadagni di Marchionne derivanti dal Lingotto sono aumentati del 42%. Una sola volta, mi chiedo, la rockstar di Detroit avrà provato il disagio che provano oggi i 19 reintegrati di Pomigliano? Quello dell’avere ritrovato il posto di lavoro a discapito di un altro lavoratore?

Tony Days, un operaio della Chrysler, ha ricevuto dal dispensator di fati una più benevola sorte: «L’arrivo del nuovo gruppo ha salvato me e la mia famiglia. Quattro anni fa abbiamo avuto molta paura, tutti hanno avuto paura di perdere tutto». Poi è arrivato il salvatore, oggi nominato “uomo dell’anno” da Automobile Magazine, così bravo da raggiungere tutti gli obiettivi fissati dal Dipartimento del tesoro Usa, aumentando la propria quota in Chrysler fino al 58,5%.

Probabilmente, da quelle parti, delle ritorsioni italiane del testimonial di Obama non si sa quasi nulla. Il video elettorale si intitola: Romney Style: come distruggere la credibilità della vostra campagna in cinque semplici passaggi. Secondo il video, uno di questi passaggi è stato far credere che Marchionne fosse intenzionato a spostare la produzione delle fuoristrada Jeep dall’Ohio alla Cina. Che sciocchezza! Uno come Marchionne? Non l’avrebbe mai fatto. Non avrebbe mai tradito gli americani.

 A presto. 

Edoardo Varini 

(02/11/2012)

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