La Lega non deve nulla: si chiama ragion di Stato

La Corte di Cassazione ha depositato ieri le motivazioni con cui accolse il 12 aprile il ricorso della procura di Genova contro la decisione del Tribunale del Riesame, sancendo che il tesoro della Lega va sequestrato «ovunque si trovi». Per mare, per terra, per cielo.

Le forze del bene sapranno ricacciare la corruzione ed il vizio agli Inferi, dopo una vittoriosa caccia senza quartiere. «Per marem, per terram», è il motto del Primo reggimento San Marco.

Stiamo parlando dei 48 milioni e 962 mila euro ricevuti dal Carroccio come rimborsi elettorali tra il 2008 ed il 2010 ed utilizzati invece per bizzarri, sconsiderati e comunque illeciti investimenti.

Valsero nel 2017 una condanna per truffa ai danni dello Stato al fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, ed al tesoriere di allora del partito, Francesco Belsito, oltre a tre dipendenti e due imprenditori.

Il 4 settembre dello stesso anno la procura di Genova chiese ed ottenne con un decreto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma, ma nei conti correnti della Lega furono rinvenuti appena 2 milioni di euro.

L’accoglimento del ricorso alla Cassazione di ieri autorizza lo Stato a rivalersi non solamente sui soldi in cassa al Carroccio ma anche sui soldi futuri.

La Lega parla di processo politico, lo Stato non ribatte e procede con il suo apparato verso la confisca.

Ora, quello che sta avvenendo è legittimo ma è antidemocratico. Si sta per impedire ad un partito elettoralmente trionfante, un partito al governo, di continuare a svolgere azione politica.

Lo sanno anche i bambini che senza soldi non si va da nessuna parte.

Lo Stato deve fare attenzione. La sovranità dello Stato è legittimata dal popolo. Pertanto nessun suo apparato si deve permettere di impedire ad una compagine politica premiata e tenacemente voluta dal popolo di proseguire la sua attività di rappresentanza. O, come oggi, ancor più sconsideratamente, di governo.

Questa cosa ha un nome: “ragion di Stato”. Che significa salvaguardia del presupposto dell’istituzione statale.

Fuori dalla “ragion di Stato” c’è l’incapacità di superare la norma per il bene comune. C’è l’ottusità. Questa sì da perseguire per marem, per terram. 

A presto.

 

 

 

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