La leva per la ripresa? Ridare diritti ai lavoratori. Non lo vedo nel programma brasiliano

Ce la faranno Lega e Movimento 5 Stelle a trovare un’intesa di governo? A trovarla davvero, probabilmente no, ma a simularla sì, certamente.

Entrambi i partiti sanno che se non formeranno un governo questa volta la prossima volta non ci sarà. Sanno di avere raccolto il massimo dei voti raccoglibile emotivamente, facendo leva sulla pancia del Paese, sulle sue disperazioni e paure profonde.

E allora fingeranno che il tema della sicurezza da un lato e quello del reddito di cittadinanza dall’altro siano sufficienti a sanare una nazione. Ma sanno tutti che a sanare le nazioni può servire soltanto un rilancio dell’economia, che può scaturire esclusivamente da una ripresa dei consumi, conseguibile in alcun altro modo che aumentando la disponibilità di spesa e la propensione ad essa.

Udite! Udite! La ripresa del Paese può passare soltanto dalla riaffermazione del diritto del lavoro e dei lavoratori, solamente riconsegnando loro un futuro.

La flessibilità è stata un errore, in tutto il mondo. La flessibilità priva di un sostegno al reddito nei periodi senza contratto e priva di qualunque efficace meccanismo di riqualificazione e ricollocazione del lavoratore è stata un crimine. Un crimine tutto italiano.

Vorrei sentire parlare di diritto al lavoro e alla vita nell’eventuale programma di governo. E vorrei sentirne parlare con serietà, cioè dicendo a chi si toglieranno i privilegi e a chi, ma davvero, si concederanno i dovuti diritti. Se a questa seconda domanda la risposta non sarà «A tutti», il Paese è defunto, sepolto, putrefatto.

A presto.

 

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