La nave dei folli

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La nave dei folli

È notizia di ieri: gli investitori preferiscono i bonos spagnoli ai nostrani Btp, il che significa che il mondo si fida più della Spagna che di noi. Non accadeva dal marzo 2012. Per acquistare il nostro Btp decennale gli investitori ci chiedono un interesse del 4,47%. Per acquistare un bonos della stessa durata si accontentano del 4,45%. Sembra una piccola differenza, e in effetti non è poi così grande, ma il segnale che arriva è da far tremare i polsi.

Non mi sono mai piaciute le critiche spesso pretestuose provenienti dall’estero, ma questa volta non abbiamo né giustificazioni né scuse. Stiamo scivolando con un’irresponsabilità politica di cui non ho memoria nel fondo del baratro. Il balletto sull’Iva, sull’Imu, sulla tenuta del governo, come se ancora fosse possibile ballare.

Se il declassamento del nostro debito pubblico scivola ancora di un nonnulla diventa “spazzatura”. I grandi fondi di investimento, vincolati ad avere in portafoglio solamente titoli sicuri, venderanno automaticamente i titoli di stato della Repubblica italiana. Avremo un debito non finanziato: la bancarotta. È lo scenario più spaventoso e il più probabile. Così spaventoso e così probabile che il mondo sta concedendoci per riprenderci un tempo impensato. Come se si fosse chiuso gli occhi per non vedere. Ma i nostri politici sono oltre ogni decenza e anche quel tempo sta per finire.

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Non voglio nemmeno entrare nel merito delle baruffe, sarebbe come ammetterne un briciolo di dignità. Che non hanno.

Si parla tanto di rating. Andiamo a vederlo com’è, quello del nostro Paese, oggi: BBB (Standard & Poor’s), Baa2 (Moody’s), BBB+ (Fitch). E proviamo a ragionarci: Standard & Poor’s considera “Not prime” titoli con rating BB+. Prima di giungerci ci manca solo una tacca, BBB-. Per Moody’s la spazzatura arriva a Ba1. In mezzo c’è anche qui solo una tacca: Baa3. Per Fitch ci sono invece ancora due gradini a separarci dalla melma crassa della disperazione: BBB e BBB-.

Non vi sono segnali che possano farci sperare in un’interruzione della discesa. Ad iniziare dall’assicurazione che gli investitori pagano già oggi per coprirsi dal rischio di insolvenza da parte della Repubblica Italiana. Sono strumenti finanziari e si chiamano Credit Default Swap, o CDS. Tra i fattori che ne determinano il prezzo di emissione c’è il merito creditizio del debitore sottostante, in parole povere il rischio del suo fallimento. In questo caso siamo già considerati inaffidabili. Per Moody’s il nostro merito creditizio è Ba2. Ricordate? Per questa agenzia di rating la spazzatura iniziava a Ba1.

A presto.

Edoardo Varini

(11/09/2013)

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