La politica delle salme. Altrimenti venite a Lecco, il 4 aprile

Quando Umberto Eco mori, in molti si vantarono di non averne mai letto un libro. E questo esplicitò due cose: che probabilmente è vero che i cicli delle civiltà non sono dissimili da quelli naturali – come sostenne per decenni un non troppo ascoltato Alexandre Deulofeu – insomma il rincoglionimento a un certo punto arriva; e che certamente è falso che la cultura sia sempre ed in ogni ambiente un vanto.

Esistono e sono esistiti ambienti in cui se leggi un libro ti guardano con sospetto, per arrivare ad altri in cui, letteralmente – sì, come nel celebre motto attribuito a Goebbels ma in realtà di Von Schirach – mettono mano alla pistola.

Tre anni fa avvicinai la Lega per questa ragione. Per far comprendere alla sua dirigenza che se solo avessero un poco approfondito la cultura, politicamente e filosoficamente parlando, in prima battuta, avrebbero letteralmente sbancato.

Mi parve il messaggio fosse passato ma non fu affatto così. Ed ora la Lega ha un successo elettorale che è sì grande, che è sì soddisfacente, ma che non sarà bastevole né a governare né a scongiurare l’imminente bancarotta nazionale. Che dovrà passare attraverso un’alleanza con un partito, il M5s, che a differenza di quanto tutti dicono è il suo esatto opposto: apolide e mondialistico. Lo vedete del resto benissimo che si tratta di una setta mascherata, e nemmeno tanto bene.

Al tempo di Grillo, nel 2013, quando avrebbero potuto allearsi ed imprimere una svolta al Paese si guardarono bene dal farlo. Ora, che di fatto non possono allearsi con alcuno, lo farebbero con tutti.

Il resto è deserto, deserto senza ginestre, un Parlamento obitorio. Se qualcuno si dilettasse in dissezioni di anatomia politica scenda in quegli emicicli e potrà essere il John Donne del XXI secolo e discettare dell’anatomia di un organismo sociale come se fosse – quali in effetti è – un corpo morto.

Se qualcuno si fosse chiesto perché Patria italiana non ha partecipato alle ultime elezioni e nemmeno si è impegnata nella comunicazione prima d’ora la risposta è questa: perché la puzza del cadavere della politica italiana era insostenibile.

Malgrado troppi non l’abbiano ancora capito, il teatrino che oggi vedete è una ceroplastica d’appestati dello Zumbo. La sola cosa che conta è scostare il cadavere affianco per l’ultima boccata d’ossigeno.

Bene, sarà perché ho a lungo meditato su questi teatrini che, come li ho visti, li ho riconosciuti.

Mercoledì 4 aprile, al Palataurus di Lecco, alle 17.30, dirò ai presenti la mia idea di politica. Dunque, esattamente come gridavano una volta gli imbonitori delle fiere «Venghino, signori! Venghino!».

Dal momento che non ho né giostre né baracconi né bestie feroci da mostrare, forse non sono un imbonitore. E potrebbe valere la pena ascoltarmi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *