La politica, in età di barbarie, è coraggio. E il coraggio è «grazia sotto pressione». Non è mia la definizione: io qui non ci arrivo. È di Hemingway

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La politica, in età di barbarie, è coraggio. E il coraggio è «grazia sotto pressione». Non è mia la definizione: io qui non ci arrivo. È di Hemingway

Se a motivare l’occupazione delle prime pagine dei giornali da parte della politica è il suo essere amministrazione e governo della cosa pubblica, confronto di pensiero intorno a dove e come uno Stato vada condotto verso l’ultimo e prioritario fine di qualunque sistema democratico – vale a dire il maggior benessere possibile per la maggioranza della popolazione – viene da concludere che potremmo far slittare le cronache ed i commenti politici al di là delle pagine degli spettacoli e finanche dello sport.

Se ti metti a leggere seriamente delle divisioni della sinistra, delle manovre economiche di cartapesta, delle strampalate opinioni di sedicenti leader che pensano che il politicamente corretto sia l’unica cultura politica, alla Boldrini per capirci, significa che sei un idiota oppure hai del gran tempo.

Questo è un tempo di barbarie. Questo è un tempo di eroi. Ecco perché a volte nomino il coraggio, e lasciate che riporti la portentosa definizione che ne diede Hemingway, una cosa da restare a bocca aperta: «grazia sotto pressione». «Il coraggio è grazia sotto pressione». Se un giorno ti capita di scrivere una cosa così, sappi che se scrivi nella convinzione di migliorarti puoi smettere di scrivere. Una cosa più bella non saprai dirla mai.

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Molti anni fa anch’io scrivevo per la bellezza, e mi accorsi che se lo fai scivoli in un mondo altro, anche se non vuoi. Non so se sia vero che letteratura è un surrogato della vita, ma certo lo è dell’azione, che per me, è la vita.

«L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.», questo scrive Calvino ne Le città invisibili. Ed è anche questa una cosa strepitosa, come la definizione di Hemingway, che hai subito chiaro che se l’intelligenza è un percorso questo ne è il capolinea.

Ma come ci arrivi fino a qui? Portandoti sulle spalle la sofferenza del mondo. Capendo anche per quelli che non capiscono, amando anche per quelli che non amano ed osando anche per quelli che non osano.

È ancora possibile intendere la politica in questo modo? Io ci provo. «Grazia sotto pressione». È così, è con il coraggio che si cambiano le cose.

Vorrei dire a tutti coloro che stanno sempre a guardare il momento più opportuno per salire sul carro che certamente verranno accolti nel movimento. Ma vi entreranno, e non per mia colpa, con nessuna grazia.

A presto. 

Edoardo Varini

(14/11/2017)

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